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Disabilità, Anmic ha mobilitato i territori: la sfida è trasformare le riforme in risultati concreti

Dalle norme alla loro applicazione concreta: è su questo passaggio che si gioca l’efficacia delle politiche per la disabilità in Italia. Con questo obiettivo la Anmic ha convocato a Roma un’assemblea nazionale che riunirà dirigenti e rappresentanti territoriali della rete associativa.

L’appuntamento arriva in una fase cruciale per il welfare italiano, segnata dall’attuazione della riforma della disabilità, dal dibattito sul riconoscimento dei caregiver familiari e dal riassetto del Terzo settore. Temi che, secondo l’associazione, richiedono un confronto operativo tra centro e territori per evitare che le innovazioni normative restino sulla carta.

Il focus principale sarà lo stato di avanzamento della riforma nei diversi contesti locali, con l’obiettivo di monitorarne l’implementazione e individuare criticità e buone pratiche. Il rischio evidenziato dagli operatori è quello di una frammentazione territoriale, con livelli di servizio e accesso ai diritti ancora troppo disomogenei, elemento che incide direttamente sull’efficacia delle politiche pubbliche e sulla capacità del sistema di garantire equità.

Tra i dossier aperti figura anche il disegno di legge sui caregiver, tema con implicazioni economiche rilevanti. Il riconoscimento e il sostegno a chi presta assistenza informale rappresentano una leva per ridurre la pressione sul sistema sanitario, migliorare la qualità della presa in carico e valorizzare un contributo oggi poco strutturato. In assenza di interventi organici, il rischio è quello di una crescente insostenibilità sociale ed economica della non autosufficienza.

Nel dibattito entrerà anche il ruolo del Terzo settore, con una posizione critica espressa dal presidente nazionale Nazaro Pagano, secondo cui l’attuale quadro normativo sarebbe caratterizzato da un eccesso di complessità. Un’eccessiva “ingegneria”, è la valutazione, rischia di comprimere la capacità delle associazioni di generare valore sui territori, con possibili ricadute anche sull’efficienza complessiva dei servizi.

La direzione indicata è quella di un passaggio da un modello assistenziale a uno inclusivo e centrato sulla persona, coerente con la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Al centro vi è il progetto personalizzato, strumento chiave per integrare interventi sanitari, sociali e lavorativi. Resta tuttavia il nodo della sostenibilità: senza risorse adeguate e una governance efficace, anche i modelli più avanzati rischiano di non tradursi in risultati concreti.

Dal confronto tra i 104 presidenti provinciali e i 18 regionali emergerà anche un’esigenza strutturale di armonizzare gli interventi a livello nazionale. In un Paese caratterizzato da forti differenze territoriali, il ruolo dello Stato centrale resta decisivo nel garantire standard minimi uniformi.

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