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Divario occupazionale di genere, una delle principali criticità strutturali del mercato del lavoro europeo

Il mercato del lavoro dell’Unione europea, nel 2024, continua a mostrare un significativo squilibrio di genere. Il tasso di occupazione maschile nella fascia 20-64 anni si è attestato all’80,8%, mentre quello femminile al 70,8%, determinando un divario occupazionale di 10 punti percentuali.

Lavoro part-time e contratti precari

Oltre al gap nei tassi di occupazione, emergono differenze marcate nella qualità dell’impiego.

Nel 2024, la quota di lavoratrici part-time sul totale delle occupate è stata del 27,8%, quasi quattro volte superiore a quella maschile (7,7%). Una distanza analoga si riscontra nei contratti a termine, che hanno interessato l’11,3% delle donne contro l’8,9% degli uomini.

Anche la sottoccupazione – che misura chi lavora meno ore di quelle desiderate – colpisce maggiormente le donne: 3,6% contro l’1,6% degli uomini.

Questi dati suggeriscono che il divario di genere non si limita all’accesso al lavoro, ma riguarda anche la stabilità contrattuale e l’intensità dell’occupazione, con effetti potenzialmente rilevanti su reddito, carriera e protezione sociale.

Dieci anni di progressi disomogenei

Tra il 2014 e il 2024 il divario occupazionale di genere nell’Ue si è ridotto di 1,1 punti percentuali. La tendenza al miglioramento ha interessato 22 Paesi membri, segnalando un’evoluzione positiva, seppur graduale.

Nel 2024, tuttavia, le differenze tra Stati restano profonde. Il divario più ampio è stato registrato in Italia (19,4 punti percentuali), seguita da Grecia (18,8 pp) e Romania (18,1 pp).

All’estremo opposto, il gap è risultato quasi nullo in Finlandia (0,7 pp) e contenuto in Lituania (1,4 pp) ed Estonia (1,7 pp).

Il calo più marcato nel decennio si è osservato a Malta (-13,2 punti percentuali), seguita da Lussemburgo (-7,4 pp) e Repubblica Ceca (-4,9 pp). In Francia la riduzione è stata più contenuta (-0,2 pp).

Non ovunque, però, la traiettoria è stata discendente: in Grecia il divario è rimasto invariato al 18,8%, mentre è aumentato a Cipro (+2,3%), in Bulgaria (+1,4%), in Romania (+0,6%) e in Italia (+0,5%).

Una sfida strutturale per la crescita

La riduzione del divario occupazionale di genere rappresenta non solo una questione di equità, ma anche una leva strategica per la crescita economica europea. Un maggiore coinvolgimento femminile nel mercato del lavoro può contribuire ad ampliare la base produttiva, rafforzare i sistemi previdenziali e sostenere il potenziale di sviluppo di lungo periodo.

I dati del 2024 indicano che il percorso verso una piena convergenza è avviato, ma resta incompleto. Le differenze tra Paesi e la maggiore incidenza di forme contrattuali meno stabili tra le donne suggeriscono che il tema non riguarda soltanto “quante” donne lavorano, ma anche “come” e “a quali condizioni” lavorano.

 

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