Il 13 giugno un incontro celebrativo organizzato dal Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina.
Dal 30 aprile al 30 giugno del 1849 la disperata difesa della Repubblica Romana assediata dall’esercito francese, che voleva restaurare il governo temporale di papa Pio IX, vide lo straordinario impegno di volontari provenienti da ogni parte d’Italia e perfino d’Europa. Allo stesso tempo nelle ambulanze e nelle corsie degli ospedali alcune donne combattevano una battaglia silenziosa: erano le infermiere volontarie reclutate dalla principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso per curare i feriti, anche quelli avversari. Donne di tutte le estrazioni sociali, accomunate da sentimenti di pietà, solidarietà e amore patrio. In quei giorni non conobbero riposo e si sottoposero a fatiche estenuanti, a funzioni e a spettacoli ripugnanti, senza temere le bombe che colpivano i locali dove operavano. Eppure scrittori e giornalisti reazionari le apostrofarono con i peggiori epiteti, chiamandole «donne d’equivoca fama» o «svergognate». Secondo Pio IX i miseri infermi erano stati spesso costretti a morire «fra le lusinghe di sfacciate meretrici».
A loro Cinzia Dal Maso ha dedicato un libro – Femminaccie Impudentissime. Infermiere volontarie e assistenza ai feriti nella difesa della Repubblica Romana del 1849 (Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”, Dunp edizioni) – che riporta nel titolo il termine dispregiativo con cui le aveva etichettate un gesuita, Giuseppe Boero.
Il testo è stato al centro del dialogo a due voci “Donne della Repubblica, Infermiere volontarie che assistettero i feriti nella difesa della Repubblica Romana del 1849” con l’autrice e Mara Minasi, Responsabile Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, lo scorso 13 giugno presso il Museo.
