È questo il messaggio centrale emerso dal report dell’Ufficio Studi di Confcommercio presentato ad Arezzo durante il Tdlab 2023 di Terziario Donna Confcommercio, dedicato al tema “Economia e lavoro: progetti ed azioni per le imprese e la società”.
L’analisi mette in evidenza un paradosso tutto italiano: mentre il Paese affronta una delle più gravi crisi demografiche d’Europa, il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro resta tra i più bassi del continente. In Italia il tasso di occupazione delle donne si ferma infatti al 43,6%, contro una media europea del 54,1%. Ancora più marcato il divario territoriale: nel Mezzogiorno lavora appena il 28,9% delle donne, contro il 52% del Nord.
Secondo lo studio, aumentare l’occupazione femminile rappresenta non soltanto una leva economica, ma anche un possibile antidoto alla denatalità. I dati europei mostrano infatti che i Paesi con maggiore partecipazione femminile al lavoro – come Danimarca, Svezia e Islanda – registrano anche tassi di fertilità superiori rispetto all’Italia. Nei Paesi nordici, con una partecipazione femminile intorno al 77%, l’indice di fertilità raggiunge quota 1,7 figli per donna, mentre in Italia si ferma a 1,2.
Il nodo centrale, secondo Confcommercio, è creare condizioni che consentano alle donne di scegliere liberamente tra lavoro e maternità, attraverso welfare, servizi e strumenti efficaci di conciliazione famiglia-lavoro. Portare il tasso di partecipazione femminile italiano dal 49% attuale ai livelli medi europei o tedeschi potrebbe non garantire automaticamente più nascite, ma aprirebbe una concreta possibilità di inversione della tendenza demografica.
Un ruolo strategico in questo processo è svolto dal terziario di mercato, definito dal report come il settore più “fertile” per l’occupazione femminile. Su 100 donne dipendenti a tempo indeterminato, infatti, 75 lavorano nei servizi. Inoltre, il comparto si conferma anche uno dei principali motori dell’occupazione stabile: oltre 65 donne su 100 impiegate nel terziario hanno un contratto a tempo indeterminato.
Il settore dei servizi si distingue anche per la forte presenza femminile complessiva: su 100 occupati dipendenti nel terziario, 51 sono donne, contro appena 27 nell’industria e nel settore bancario. Non a caso, negli ultimi trent’anni il terziario di mercato è stato il principale creatore di lavoro in Italia, con 2,7 milioni di nuovi posti occupati.
Per Anna Lapini, il rafforzamento dell’occupazione femminile deve passare da un cambiamento culturale accompagnato da misure strutturali. Lapini ha sottolineato l’importanza di interventi come la riduzione del cuneo contributivo e gli incentivi al welfare aziendale, auspicando ulteriori misure a sostegno delle imprese del terziario.
Senza una crescita significativa della partecipazione femminile al lavoro sarà difficile sostenere lo sviluppo economico, la coesione sociale e persino la tenuta demografica del Paese, è quel che emerge dal Report.
