di Corrado Cipollini, Direttore Ice Vienna
L’economia circolare si afferma come modello di sviluppo imprescindibile per affrontare le sfide ambientali, economiche e sociali del nostro tempo.
Il riuso dei materiali, la riduzione degli sprechi e l’ottimizzazione delle risorse sono al centro di una transizione che coinvolge numerosi settori e offre ampie possibilità di collaborazione internazionale, come nel caso dell’Italia e della Repubblica Ceca.
Nel campo delle costruzioni, entrambi i Paesi affrontano la sfida della decarbonizzazione del settore edilizio. In Repubblica Ceca sono attivi progetti internazionali per edifici modulari e in legno, mentre in Italia esistono realtà innovative che riutilizzano materiali di scarto per creare vernici, rivestimenti e isolanti. La collaborazione tra imprese, centri di ricerca e organizzazioni dei due Paesi può favorire una diffusione più ampia delle tecniche di edilizia circolare.
Nel settore tessile, le potenzialità di cooperazione sono particolarmente significative. La Repubblica Ceca ha introdotto la raccolta differenziata obbligatoria dei rifiuti tessili dal 1° gennaio 2025, un passaggio che potrebbe beneficiare dell’esperienza italiana, già pioniera in questo ambito. In Italia, infatti, circa il 29% dei tessuti raccolti viene riciclato, contro l’1-15% della media ceca. Progetti rodati dimostrano l’efficacia di un sistema consolidato, che potrebbe essere fonte di know-how per i partner cechi, i quali stanno sviluppando una rete crescente di piccoli stilisti sostenibili e negozi di abiti usati.
Anche il settore energetico rappresenta un’area strategica. In entrambi i Paesi crescono le energie rinnovabili e gli impianti di biogas, ma l’Italia, con aziende come Enel, ha sviluppato una visione integrata della circolarità nella gestione delle risorse energetiche. Esperienze di comunità energetiche, già in crescita in entrambi i Paesi, possono trovare sinergie in progetti pilota comuni, con il supporto di fondi europei.
Nel comparto automotive, la presenza delle grandi realtà del settore dei due paesi evidenzia l’importanza di politiche comuni per l’elettrificazione, il riciclo dei componenti e l’adozione di strategie Esg. La condivisione di buone pratiche tra aziende e istituzioni può accelerare la transizione verso una mobilità più sostenibile in tutta l’area europea.
La digitalizzazione si presenta come una leva essenziale per la circolarità. I due paesi stanno avviando l’integrazione di tecnologie intelligenti nei contesti urbani e industriali, con soluzioni di smart city, blockchain e cloud sostenibile. Questo rappresenta un campo in cui l’esperienza dei due paesi e le loro complementarietà possono essere un ulteriore terreno di partenariati tra imprese tecnologiche e università.
Anche l’ambito finanziario è in fermento in entrambi i Paesi. Le principali banche ceche stanno introducendo prodotti dedicati alla sostenibilità, analogamente a quanto avviene in Italia con iniziative specifiche. Scambi di esperienze nel settore del green finance e nella definizione di criteri Esg comuni possono sostenere imprese virtuose su entrambi i fronti.
Nel settore dell’agricoltura, l’Italia si distingue per un’elevata diffusione dell’agricoltura biologica, per l’uso innovativo degli scarti agricoli e per il ricorso a tecnologie di precisione. In Repubblica Ceca, dove il settore è meno avanzato ma in evoluzione, iniziative per l’agricoltura rigenerativa possono trovare spunti e supporto nella tradizione italiana. Ciò vale anche per progetti sull’economia del cibo, dalla riduzione degli sprechi alla valorizzazione delle filiere corte.
Il design e il riuso degli arredi offrono ulteriori occasioni di scambio. In Repubblica Ceca operano numerose imprese di recupero mobili sostenute da fondi pubblici, mentre in Italia il settore dell’arredamento circolare si inserisce in una consolidata tradizione di design industriale. Workshop comuni, eventi fieristici e programmi formativi transnazionali potrebbero favorire nuove forme di produzione e consumo consapevole.
Infine, l’educazione e la consulenza rappresentano la base culturale su cui costruire la transizione circolare. In entrambi i Paesi cresce l’attenzione verso programmi universitari dedicati, il coinvolgimento delle Ong e la formazione specialistica per aziende e pubbliche amministrazioni. Rafforzare reti educative congiunte, progetti Erasmus e gemellaggi tra istituti accademici può avere un impatto significativo.
In conclusione, l’economia circolare non è solo una risposta alle urgenze ambientali, ma anche un terreno fertile per la cooperazione internazionale. Le esperienze di Italia e Repubblica Ceca, se integrate in un dialogo costruttivo e proattivo, possono dare vita a un modello virtuoso di crescita condivisa, innovazione e resilienza.
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