Il Prodotto interno lordo (Pil) è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, in controtendenza rispetto all’area euro, che ha registrato una contrazione dello 0,2%. La crescita acquisita per il 2026 si attesta allo 0,6%, sostenuta dalla tenuta della domanda interna e da una dinamica economica più favorevole rispetto alla media europea. Lo rileva l’Istat.
Permangono tuttavia segnali di rallentamento nel comparto industriale. A maggio la produzione industriale ha segnato una flessione dello 0,3% su base mensile, interrompendo tre mesi consecutivi di crescita. Nel complesso del trimestre marzo-maggio, l’attività produttiva mantiene comunque un incremento congiunturale dello 0,9%, evidenziando una moderata capacità di recupero del settore.
Sul fronte del mercato del lavoro, il numero degli occupati è sceso a 24 milioni e 336 mila unità, con una riduzione concentrata tra i lavoratori dipendenti a termine. Nonostante il calo dell’occupazione, il tasso di disoccupazione è diminuito al 5,0%, confermandosi significativamente inferiore rispetto alla media dell’area euro (6,2%).
L’inflazione torna invece ad accelerare. Secondo le stime preliminari, a giugno l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è cresciuto del 3,1% su base annua, superando per la prima volta dall’ottobre 2023 il livello medio dell’area euro (2,8%). Il rialzo riflette gli effetti persistenti delle tensioni geopolitiche internazionali, nonostante il recente ridimensionamento dei costi energetici.
Il quadro internazionale resta eterogeneo. Gli Stati Uniti continuano a registrare una crescita sostenuta, mentre l’area euro risente maggiormente degli shock energetici legati alle tensioni in Medio Oriente. In Cina, la produzione manifatturiera continua a beneficiare della forte domanda estera nei comparti ad alta tecnologia, mentre i consumi interni mostrano ancora segnali di debolezza.
Particolare attenzione merita l’evoluzione della redditività delle imprese italiane. Tra il 2019 e il primo trimestre del 2026 i prezzi di vendita, gli input produttivi e il costo del lavoro sono aumentati in misura significativa. Dopo il recupero registrato nel 2023, i margini di profitto risultano ora in contrazione in tutti i principali comparti produttivi, con effetti più marcati nell’agricoltura e nella manifattura, dove la crescita dei costi variabili supera quella dei prezzi di vendita.
