Nel 2025 le imprese femminili in Piemonte rappresentano il 22,4% dell’intero tessuto produttivo regionale, confermando il peso significativo dell’imprenditoria “in rosa” nell’economia locale. I dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio piemontesi evidenziano tuttavia una lieve flessione rispetto al 2024, con 416 aziende in meno e una contrazione dello 0,4%.
Nonostante il calo numerico, la componente femminile continua a dimostrare una maggiore resilienza rispetto al resto del sistema imprenditoriale, avendo affrontato le difficoltà dell’ultimo decennio con perdite meno marcate. Le imprese guidate da donne in Piemonte rappresentano il 7,2% del totale nazionale, collocando la regione al sesto posto in Italia per numerosità assoluta e con un tasso di femminilizzazione sostanzialmente in linea con la media nazionale del 22,3%.
Secondo Massimiliano Cipolletta, vicepresidente di Unioncamere Piemonte, l’imprenditoria femminile rappresenta oggi uno dei principali fattori di trasformazione qualitativa del sistema economico regionale. Le donne d’impresa, al di là delle oscillazioni congiunturali, stanno dimostrando una forte capacità di adattamento, orientando sempre più le proprie attività verso settori a maggiore contenuto di conoscenza e modelli aziendali più strutturati.
Il profilo dell’imprenditoria femminile piemontese presenta alcune caratteristiche distintive. Le imprese guidate da donne risultano mediamente più piccole, con il 96,9% delle aziende con meno di 10 addetti, e mostrano una ma-ggiore presenza sia di imprenditrici straniere (13,8% contro il 13,1% delle imprese non femminili) sia di titolari under 35, pari al 10,2% rispetto all’8,3% del resto del sistema produttivo. Più contenuta invece la presenza di realtà artigiane, che rappresentano circa il 21% delle imprese femminili, contro il 29% delle non femminili.
Dal punto di vista settoriale emerge una forte specializzazione nei servizi: quasi tre imprese femminili su quattro operano in questo comparto, pari al 73,8% del totale, una quota nettamente superiore rispetto al 53% registrato tra le imprese non femminili. I settori più rappresentati sono il commercio all’ingrosso e al dettaglio (23,2%), le altre attività dei servizi (12,8%), l’agricoltura (11,9%) e il turismo (9,8%).
Il confronto con il 2024 evidenzia una crescita nei comparti delle attività finanziarie e assicurative (+5,4%) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+3%), mentre si registrano flessioni nei settori più tradizionali come commercio (-2,8%), agricoltura (-4%) e manifattura (-1,2%).
Sul piano della struttura giuridica prevalgono le ditte individuali, che rappresentano il 66% delle imprese femminili, una quota superiore rispetto al 52,8% registrato nel resto del sistema produttivo. Più contenuta la presenza di società di capitale (16,7%) e società di persone (15,7%), anche se proprio le società di capitale guidate da donne hanno registrato una crescita dell’1,7% nell’ultimo anno, segnale di un progressivo rafforzamento della struttura imprenditoriale.
L’analisi territoriale mostra infine come il tasso di femminilizzazione sia più elevato nelle province di Alessandria e Provincia del Verbano-Cusio-Ossola (entrambe al 23,4%) e di Novara (23,1%), mentre valori leggermente inferiori si registrano a Torino (22,2%), Cuneo (22,1%) e Biella
(21,6%).
