Le più recenti rilevazioni di Istat, riprese da Confesercenti, delineano un quadro economico in chiaroscuro: se da un lato emergono segnali di miglioramento delle condizioni di vita nel 2025, dall’altro il 2026 si apre sotto il segno della fragilità e dell’incertezza.
A sostenere il lieve recupero dell’economia è stata soprattutto la crescita dell’occupazione, accompagnata da un rallentamento dell’inflazione, che ha consentito un parziale recupero del potere d’acquisto delle famiglie dopo due anni difficili.
Si tratta – sottolinea l’Istat – di un miglioramento ancora debole e non strutturale, inserito in un contesto che continua a mostrare forti squilibri sociali.
La quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale resta infatti sostanzialmente stabile al 18,6%, coinvolgendo oltre 10,9 milioni di persone. Parallelamente, cresce leggermente la percentuale di chi vive in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, salita dal 4,6% al 5,2%.
Sul fronte dei consumi, i dati del commercio al dettaglio relativi a febbraio confermano una fase di stallo prolungato. Le vendite registrano variazioni negative in volume, sia su base mensile sia annua, segnalando una difficoltà persistente a tornare su un sentiero di crescita. A pesare è soprattutto il comparto degli alimentari, in calo sia in valore sia, soprattutto, in volume, mentre i beni non alimentari mostrano una dinamica relativamente più resiliente.
Particolarmente colpite risultano le piccole superfici commerciali, che evidenziano una contrazione dei volumi dell’1,2% rispetto a febbraio 2025 e dell’1,5% nei primi due mesi del 2026. In controtendenza la grande distribuzione organizzata (Gdo), che registra lievi incrementi, e soprattutto il commercio online, in forte espansione con una crescita annua superiore all’8%.
A preoccupare è anche il recente peggioramento della fiducia dei consumatori, che lascia presagire un possibile ulteriore indebolimento delle vendite già nei prossimi mesi. Le tensioni internazionali, acuite dall’escalation del conflitto in Iran, rischiano infatti di incidere negativamente sul quadro economico complessivo.
In questo scenario, il nodo centrale resta quello del caro energia, che potrebbe tornare ad alimentare pressioni inflazionistiche. Secondo Confesercenti, diventa quindi prioritario intervenire con misure strutturali capaci di ridurre il peso di fisco e oneri di sistema sui beni energetici, al fine di sostenere famiglie e imprese in una fase economica ancora fortemente incerta.
