Analisi di Confartigianato, presentata alla 22ª edizione della convention “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, organizzata dalla Confederazione con i Consorzi energia Caem, CenPi e Multienergia, in programma dal 21 al 23 settembre a Domus de Maria, in provincia di Cagliari.
Il costo dell’energia elettrica per le piccole imprese italiane si attesta a 25,99 centesimi di euro per kWh, contro una media europea di 22,04 centesimi. Il divario è quindi del 17,9% e colloca l’Italia tra i Paesi dell’Unione con le bollette più elevate per le imprese di minori dimensioni, alle spalle di Irlanda e Germania.
A incidere sul costo finale è soprattutto il prelievo fiscale e parafiscale, costituito da accise e oneri generali di sistema. Per le piccole imprese italiane il carico raggiunge 5,44 centesimi per kWh, il 47,4% in più rispetto alla media Ue. Si tratta del terzo livello più elevato nell’Unione, dopo Polonia e Cipro.
L’analisi evidenzia inoltre come il peso del fisco diminuisca all’aumentare dei consumi. Le imprese energivore di maggiori dimensioni registrano infatti un prelievo fiscale inferiore alla media europea, mentre il differenziale cresce per le aziende con consumi più contenuti. Per quelle che utilizzano meno di 20 Mwh il divario raggiunge il 75,5% rispetto alla media Ue.
Il dato mette in evidenza il maggiore impatto del costo dell’energia sulla competitività delle imprese più piccole, che risultano maggiormente esposte all’incidenza degli oneri fiscali e parafiscali presenti nella bolletta elettrica. La dimensione dei consumi diventa quindi un elemento determinante nel confronto tra il sistema italiano e quello europeo.
