Sicurezza degli approvvigionamenti, autonomia strategica e transizione verde: la Corte dei conti europea valuta se il piano nato dopo l’invasione dell’Ucraina abbia davvero rafforzato la capacità dell’Unione di affrontare le crisi energetiche del futuro.
La relazione sarà pubblicata il 9 settembre.
La nuova relazione della Corte dei conti europea, sarà chiamata a valutare il principale strumento con cui Bruxelles ha cercato di trasformare una drammatica emergenza in un’opportunità di cambiamento strutturale.
Quando il conflitto ha sconvolto gli equilibri energetici del continente, è emersa con forza una fragilità che si era accumulata negli anni. La forte dipendenza dal gas russo si è trasformata improvvisamente in una vulnerabilità strategica, costringendo le istituzioni europee a ripensare in tempi rapidissimi l’intero modello di sicurezza energetica.
Da questa esigenza è nato RePowerEu, il programma che punta su tre direttrici fondamentali: diversificazione delle fonti di approvvigionamento, accelerazione della transizione energetica attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili e riduzione dei consumi mediante efficienza energetica e risparmio. Un progetto che non rappresenta soltanto una risposta all’emergenza, ma un tassello essenziale della più ampia strategia di autonomia strategica europea.
Per sostenere questa trasformazione sono stati mobilitati ingenti investimenti, facendo leva soprattutto sulle risorse del Dispositivo per la ripresa e la resilienza, con l’obiettivo di finanziare nuove infrastrutture, reti elettriche e capacità produttiva da fonti pulite. La sfida, tuttavia, non riguarda esclusivamente la disponibilità delle risorse finanziarie, ma anche la capacità degli Stati membri di tradurre gli obiettivi comuni in interventi concreti e tempestivi.
A oltre tre anni dall’avvio del piano, arriva il momento del bilancio. L’audit della Corte dei conti europea analizzerà se la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili russi sia stata effettivamente accompagnata da un rafforzamento della resilienza energetica, verificando inoltre se gli interventi adottati abbiano favorito una crescita strutturale delle fonti rinnovabili oppure si siano limitati a gestire una fase emergenziale.
L’esame assume oggi un significato ancora più rilevante. Se l’emergenza del 2022 appare ormai superata, le tensioni internazionali continuano infatti a mettere sotto pressione i mercati dell’energia. Le recenti criticità lungo alcune delle principali rotte commerciali mondiali, compreso lo Stretto di Hormuz, ricordano come la sicurezza degli approvvigionamenti resti una priorità permanente e non una semplice risposta contingente.
La relazione che sarà resa pubblica il 9 settembre offrirà molto più di una verifica amministrativa. Potrà indicare se l’Europa abbia realmente trasformato una crisi senza precedenti in un’occasione per costruire un sistema energetico più competitivo, sostenibile e meno esposto ai rischi geopolitici. Perché la prossima emergenza potrebbe avere origini diverse, ma metterà ancora una volta alla prova la capacità dell’Unione di coniugare sicurezza, competitività e transizione verde.
