Il nuovo quadro normativo, adottato formalmente dal Consiglio dell’Unione europea e dal Parlamento europeo e pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 19 settembre, prevede un’applicazione progressiva delle nuove disposizioni.
Al centro della riforma ci sono il nuovo Codice doganale dell’Unione (Cdu) e la nascita dell’Autorità doganale dell’Ue (Euca), con sede a Lilla. L’obiettivo è superare la frammentazione degli attuali sistemi nazionali e costruire un’architettura comune, basata sulla condivisione dei dati e su una gestione dei rischi più coordinata a livello europeo.
Il nuovo Cdu ridisegna le procedure doganali, armonizzando i processi, riducendo gli oneri amministrativi e rafforzando i controlli. La riforma punta così a trasformare l’unione doganale in un sistema maggiormente integrato, con un unico punto di accesso ai dati per le operazioni di importazione ed esportazione. Per gli operatori economici considerati affidabili sono previste procedure semplificate, mentre agli importatori saranno attribuite responsabilità più chiare.
La modernizzazione riguarda anche il ruolo delle dogane nella sicurezza economica europea. Le autorità saranno chiamate a rafforzare i controlli non solo sui dazi, ma anche sul rispetto delle norme relative alla sicurezza dei prodotti, alla tutela ambientale e ai diritti di proprietà intellettuale. Una maggiore integrazione tra dogane, autorità fiscali e organismi di vigilanza dovrebbe inoltre consentire una risposta più coordinata alle nuove minacce legate al commercio internazionale.
La nuova Autorità doganale dell’Ue avrà un ruolo centrale nella gestione comune dei rischi e nella cooperazione tra le autorità degli Stati membri. Tra i suoi compiti principali ci sarà lo sviluppo del Centro doganale digitale europeo, destinato a sostituire progressivamente gli attuali sistemi informatici nazionali. Il nuovo Data Hub dovrebbe generare risparmi per quasi 2,3 miliardi di euro l’anno in termini di costi operativi per gli Stati membri e di 2,58 miliardi di euro l’anno per gli operatori economici in termini di costi amministrativi.
Il Centro doganale digitale dell’Ue sarà operativo per il commercio elettronico dal luglio 2028, mentre per le altre tipologie di scambio l’entrata a regime è prevista al più tardi dal 2031. La nuova infrastruttura consentirà alle imprese di utilizzare un’interfaccia commerciale unica per le importazioni e le esportazioni e per la gestione delle formalità con le autorità doganali.
Particolare attenzione è riservata al commercio elettronico, uno dei settori che hanno maggiormente evidenziato i limiti dell’attuale sistema. L’Ue ha già deciso di superare l’esenzione dai dazi per le spedizioni di valore inferiore a 150 euro, introducendo dal primo luglio 2026 un dazio temporaneo di 3 euro per i piccoli pacchi, destinato a restare in vigore fino al luglio 2028, quando si applicheranno i normali dazi doganali.
La riforma introduce inoltre una tassa di gestione europea sui piccoli pacchi provenienti dall’esterno dell’Ue, pensata per coprire i costi crescenti sostenuti dalle autorità doganali per la gestione delle importazioni di basso valore. Il nuovo prelievo dovrebbe entrare in applicazione da novembre 2026, con un importo fisso che sarà definito dalla Commissione europea attraverso un atto delegato.
