È quanto afferma il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, secondo cui gli interventi prospettati avranno effetti limitati e non risolveranno i problemi strutturali del sistema.
Secondo Confindustria, le misure previste, tra cui il rilascio di una quota limitata di permessi gratuiti subordinati agli investimenti nella decarbonizzazione, non affrontano temi centrali come la volatilità del prezzo della Co₂ e la speculazione finanziaria, fattori che continuano a incidere sui costi energetici e produttivi delle imprese.
L’associazione ribadisce il proprio sostegno agli obiettivi della transizione climatica, ma sottolinea che il sistema Ets necessita di una revisione profonda per essere compatibile con l’obiettivo europeo di riportare il peso dell’industria manifatturiera al 20% del Pil. In assenza di una riforma strutturale, avverte Orsini, il rischio è quello di accelerare il processo di deindustrializzazione del continente.
Secondo il presidente di Confindustria, i settori ad alta intensità energetica – tra cui acciaio, chimica, cemento, ceramica, vetro, carta, metalli e alimentare – continuano a sostenere costi della Co₂ significativamente superiori rispetto ai concorrenti statunitensi e asiatici, con il rischio di perdere competitività e capacità produttiva.
Confindustria ricorda inoltre che le emissioni europee rappresentano circa il 6% di quelle mondiali e che, mentre nell’Unione europea sono in costante diminuzione, a livello globale continuano a crescere. Per questo motivo, sostiene l’associazione, le politiche climatiche devono essere accompagnate da strumenti capaci di salvaguardare produzione, occupazione e investimenti.
Insieme alla tedesca Bdi e alla francese Medef, Confindustria ha presentato alla presidente della Commissione europea una proposta di revisione del sistema Ets che prevede interventi sui benchmark, sulla Market Stability Reserve e sul percorso di riduzione delle emissioni, con l’obiettivo di contenere il prezzo della Co₂ e ridurre gli oneri per le imprese. Secondo Orsini, tuttavia, la risposta di Bruxelles resta «debole» e produrrà effetti solo dopo il 2030.
Tra le richieste avanzate figurano anche il rafforzamento delle misure contro la delocalizzazione produttiva, il pieno utilizzo delle risorse generate dall’Ets per sostenere gli investimenti delle imprese nella transizione ecologica e la sospensione dell’applicazione del sistema ai comparti del trasporto marittimo e dell’aviazione.
Orsini ha infine ricordato che la richiesta di una revisione sostanziale del sistema Ets è condivisa da dieci governi europei, guidati dall’Italia, e ha rivolto un appello al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea affinché intervengano per conciliare ambizione climatica, competitività industriale, sovranità tecnologica e tutela della base produttiva europea.
«La proposta europea di revisione dell’Ets è insoddisfacente – ha dichiarato Orsini –. L’andamento del prezzo delle quote di emissione, in aumento dopo l’annuncio della revisione, dimostra che il mercato si attendeva interventi ben più incisivi».

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