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Eurispes-Rapporto Italia: il Paese alla prova della coesione sociale e istituzionale

Giunto alla 38ª edizione, il Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes propone una lettura del Paese attraverso il tema “Un Paese dimezzato”, richiamando le profonde fratture che attraversano la società italiana e la necessità di rigenerare il senso di comunità e di rafforzare il rapporto tra cittadini e istituzioni.

L’analisi si articola in sei capitoli tematici, ciascuno sviluppato secondo una chiave interpretativa duale, con l’obiettivo di evidenziare le contraddizioni, le tensioni e le dinamiche che caratterizzano l’attuale contesto politico, economico e sociale. La pubblicazione comprende inoltre sei saggi di approfondimento e 60 schede fenomenologiche dedicate ai principali fenomeni emergenti.

Attraverso questo approccio, l’Eurispes offre una fotografia dell’Italia contemporanea, mettendo in luce le sfide strutturali e le opportunità di sviluppo che interessano il sistema Paese in una fase di crescente complessità e trasformazione.  I punti salienti.

Prezzi in aumento

giudizio negativo sull’andamento dei prezzi nel corso dell’anno passato con un’indicazione di aumento nell’82% dei casi. I cittadini ritengono che l’aumento dei prezzi si sia attestato oltre l’8% (38,9%), ma sono anche molti a riferire un aumento tra il 3% e l’8% (35,7%)

Necessità di prestiti

Più di 2 italiani su 10 (22,1%) hanno chiesto nel corso dell’ultimo anno un prestito bancario, soprattutto per l’acquisto della casa (46,3%) e la necessità di pagare debiti accumulati (29,1%). A questo va aggiunto che il 20,5% ha avuto la necessità di rivolgersi alla banca per saldare prestiti contratti con altre banche/finanziarie, gettando ulteriore luce sul fenomeno del sovraindebitamento

Internet per la gestione di investimenti e risparmio

Nelle abitudini di gestione del risparmio e dell’investimento. Il più diffuso è quello di seguire consigli trovati on line, provenienti da Youtuber/Influencer presenti su Social, gruppi di discussione o forum (14,7%). L’uso di piattaforme di confronto di piani finanziari di accumulo capitale è limitato al 9,5% del campione e sono pochi ad aver acquistato/utilizzato bitcoin e criptovalute (8,4%).

Scarsa solidarietà sociale e sfiducia verso il prossimo diffusa

Il 65,8% degli italiani ritiene che nel nostro Paese la solidarietà sociale sia scarsa, il 62,5% non si fida del prossimo e ben l’82,2% ritiene che i cittadini non siano adeguatamente sostenuti dalle Istituzioni in caso di difficoltà economica. La sfiducia è più radicata presso i giovani tra i 18 e i 24 anni: sono quelli che più spesso rispondono di avere nessuna o poca percezione di solidarietà sociale (70,2%) e, insieme ai 25-34enni, hanno anche meno fiducia nel prossimo (66,8% e 67,6%), e nell’aiuto delle Istituzioni (83,5% e 85,8%)

Il potere d’acquisto del ceto medio è sceso del 7,5% circa dal 2021

Nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell’1,6%, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) sono aumentati oltre il tasso d’inflazione. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale; la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi. Circa il 43% della popolazione italiana non versa l’Irpef; su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un’imposta netta pari a zero. Il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti

Smart working: un equilibrismo felice

31,3% degli lavoratori intervistati fa smart working: il 5,7% sempre, l’8,7% per la maggior parte del tempo, il 16,9 % per la minoranza del tempo. Tra gli smart workers prevale la modalità ibrida, con alternanza di lavoro in presenza e lavoro da casa. Lo smart working si accompagna con maggior frequenza ai rapporti lavorativi flessibili e a quelli autonomi, rispetto a quelli subordinati e stabili (partita Iva 37,9% e 33,7% contratti atipici). L’87,1% degli smart workers vorrebbe continuare a lavorare da casa soprattutto per gli aspetti positivi: gestione degli impegni familiari e domestici (82,7%), qualità della vita (80,8%), e l’organizzazione del lavoro (78,1%) (…)

Più potere al Presidente della Repubblica

Un’opinione che conferma l’affezione dei cittadini verso questa figura istituzionale. Per più di un italiano su cinque (22,9%), invece, la figura che dovrebbe avere più potere per far funzionare meglio le cose è quella del Presidente del Consiglio dei Ministri, mentre per il 17,1% è il Consiglio Superiore della Magistratura; seguono il Presidente del Senato (4,9%) e il Presidente della Camera (4,8%).

Il 46,8% dei cittadini caldeggia l’istituzione di un Ministero per il Sud

Più di un italiano su 5 (21,8%) pensa che l’istituzione di un organo di gestione e controllo aiuterebbe a ristabilire trasparenza nell’utilizzo delle risorse per il Sud. Per il 23% istituire un organo specifico per la risoluzione del divario Nord-Sud sarebbe, invece, inutile e gravoso per la spesa pubblica e il 13,8% ritiene che la questione meridionale non sia una priorità per il Paese (…)

L’idea di investire sulla Difesa e di ripensare esercito e armamenti non convincono gli italiani

Il 44,2% degli italiani considera un costo le risorse destinate alla Difesa, al contrario, il 32,1% le vede come un investimento, mentre moltissimi, il 23,7%, non sanno esprimersi in merito. Mettendo a confronto queste risposte con quelle fornite al medesimo quesito nel 2024, è aumentata la quota di coloro che vedono le spese per la Difesa soprattutto come un costo (dal 36,2% al 44,2%) (…)

Il giudizio sul conflitto Russia-Ucraina

Tre quarti dei cittadini (75,6%) giudicano “ingiustificabile” l’invasione russa, la pensa contrariamente il 24,4%. Un quinto dei cittadini (20,7%) ritiene invece l’invasione “comprensibile”. Guardando alle prospettive ed ai rischi futuri, la maggioranza degli italiani (61,8%) non crede che l’invasione dell’Ucraina sia preludio di altri attacchi russi in Europa, mentre il 38,2% ha questo timore. Più della metà (52%) pensa sia invece preludio di un espansionismo russo su altri territori.

Un nuovo ordine mondiale

Sulla possibilità di una “spartizione” del mondo in aree di influenza delle superpotenze (Stati Uniti, Cina, Russia): la maggioranza considera negativa questa possibilità (54,9%), il 17% la definisce “il male minore”, solo il 4,6% la reputa positiva; quasi 1 su 4 non sa pronunciarsi in merito (23,5%).

Rispettare gli accordi Nato in caso di attacco ad un paese membro?

Nell’ipotesi in cui ad essere attaccato fosse un paese appartenente alla Nato, più della metà degli italiani (52,6%) afferma che l’Italia dovrebbe restare neutrale, un quarto che dovrebbe inviare milizie ed armi in difesa del paese aggredito (25%) ed il 22,4% che dovrebbe inviare armi in sua difesa. Il campione risulta diviso, con una metà contraria a qualunque forma di sostegno in caso di attacco (nonostante l’appartenenza alla Nato lo preveda espressamente) e gli altri favorevoli o ad aiuti esclusivamente sotto forma di armi, o di armi e milizie.

Europa come un’entità senza unità

Secondo il 64,4% degli italiani, l’Europa non è unita dal punto di vista della difesa militare, per il 65,2% non lo è neanche sul piano delle politiche economiche. Ancora peggio se si considera il livello di unità dal punto di vista politico (67,8%). Il giudizio migliora solo se si considera l’Unione dal punto di vista commerciale, anche se la maggioranza, il 57,9%, giudica che non vi sia unità neanche in questo caso.

Questioni etiche e sociali

Cresce il consenso degli italiani sui temi del fine vita: il 70,2% è favorevole all’eutanasia (66,7% nel 2024), l’80,2% sostiene il testamento biologico e il 54,3% approva il suicidio assistito, in forte aumento rispetto al 39,4% del 2019.

Sul fronte dei diritti civili, il 69,6% sostiene la tutela delle coppie di fatto, il 66% il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il 56,9% il riconoscimento dei figli di coppie omosessuali. Favorevoli anche oltre la metà degli intervistati all’adozione da parte di coppie dello stesso sesso (55,2%) e di single (55,8%). Più diviso il giudizio sul riconoscimento delle identità di genere non binarie, sostenuto dal 49,2%.

In tema di procreazione, il 59,2% approva la fecondazione eterologa, mentre resta nettamente contrario all’utero in affitto il 64,5% degli italiani; i favorevoli si fermano al 35,6%.

Quanto alle questioni sociali, il 46,1% sostiene la legalizzazione delle droghe leggere, mentre il 50,3% è favorevole alla legalizzazione della prostituzione, dato in calo rispetto agli anni precedenti.

La regolazione dell’accesso ai Social per i minori di 15 anni

Il tema dell’Intelligenza artificiale per la prevenzione della devianza minorile sembra divisivo, con il 51,5% che esprime una posizione favorevole e il 48,4% contraria. Tra i favorevoli, la motivazione più diffusa è quella legata all’aumento della criminalità minorile (20,7%), seguita dall’argomento della tutela dei giovani in contesti a rischio (15,7%) e dalla valorizzazione delle potenzialità tecnologiche in chiave di sicurezza (15,1%). Sul fronte contrario, la preoccupazione più condivisa riguarda l’inadeguatezza dell’Intelligenza artificiale a gestire una questione tanto delicata (26%); seguono le perplessità legate all’apertura di un dibattito difficilmente risolvibile sugli aspetti etici del controllo delle persone (12,3%) e quelle relative alla privacy (10,1%) (…)

Come gli italiani stanno (ri)definendo il rapporto con l’Intelligenza artificiale

Complessivamente, il 51,8% la usa, ma a farlo abitualmente è solo il 14,4%. Il 48,3%, invece, non ne fruisce mai.

L’Intelligenza artificiale viene largamente usata per la richiesta di informazioni pratiche (81,3%), per lavorare o studiare (60,5%) e per svago o gioco (54%). Le richieste in àmbito sanitario (indicazioni mediche, fare autodiagnosi) si attestano al 41,2%, mentre il ricorso all’AI per affrontare problemi personali o supportare decisioni da prendere è al 27,5% seguito dall’uso per sostegno emotivo o psicologico (21,8%). L’AI si usa soprattutto per creare testi (70%) e fare traduzioni (63,8%), ma anche per attività di calcolo e stima (57,9%) e produrre contenuti multimediali (50,9%). Meno diffuso l’apprendimento linguistico tramite tutor virtuali (25,9%) e solo il 17,9% usa l’Ai per svolgere la maggior parte del proprio lavoro (…)

Cyberstalking: tra i reati il più diffuso, ne hanno fatto esperienza quasi tre italiani su dieci online

L’esperienza di vittimizzazione online delinea un quadro in cui i reati e i comportamenti digitali lesivi coinvolgono quote significative della popolazione. Il cyberstalking si colloca al vertice della distribuzione, con il 28,2% dei cittadini (che fruiscono il digitale) che dichiarano di averne subìto almeno un episodio, confermandosi come la forma di reato più diffusa tra quelle rilevate. Seguono la violazione della privacy (19,7%) e il tentativo di adescamento tramite falsa identità per ottenere un incontro, foto private, ecc. (17,6%), due fenomeni distinti per natura ma accomunati da una logica di manipolazione e appropriazione indebita dell’identità o dell’immagine altrui (…)

Vivere immersi nel patrimonio culturale spinge i residenti allo studio?

Il sistema culturale statale genera flussi importanti: 18,7 milioni di visitatori nei musei e 31,5 milioni nelle aree archeologiche nel 2024, con introiti di 147 milioni di euro (musei) e 119 milioni (aree). Firenze vale da sola 6,05 milioni di visite e 75 milioni di euro di introiti museali. Roma concentra 17,19 milioni di visite e 36,6 milioni di euro nelle aree archeologiche. Il Centro assorbe il 52% dei visitatori museali nazionali (9,76 milioni), con la Toscana al 34% del totale. Lazio e Campania insieme raccolgono oltre 4 visite su 5 e oltre 4 euro su 5 degli incassi archeologici: una concentrazione straordinaria che riflette il peso di Roma e di Pompei-Ercolano (…)

Turismo ed export incidono sulla crescita dei territori

I luoghi più capaci di attrarre visitatori stranieri e di esportare i propri prodotti nel mondo tendono anche a essere quelli con maggiore occupazione, istruzione più diffusa, aspettativa di vita più alta e minore disoccupazione giovanile.

La sensibilità sociale nei confronti degli animali

Si dice contrario all’utilizzo delle pellicce l’81,9% dei cittadini (erano il 79,4% nel 2025), all’utilizzo degli animali nei circhi l’80,5% (76% lo scorso anno), alla vivisezione il 78,7% (senza variazioni da un anno all’altro), alla caccia, infine, il 70% (rispetto al 68,3% del 2025). Rispetto agli allevamenti intensivi per uso alimentare si è registrato il 79,1% di italiani contrari (71,4% nel 2025).

Il popolo vegetariano e vegano

Nel 2026, l’8,5% degli italiani sono vegetariani (5,3%) o vegani (3,2%). Un altro 4,9% dichiara di esserlo stato in passato. La maggioranza degli italiani è comunque onnivora (86,6%), anche se il 20,5% dichiara che sarebbe favorevole ad optare per una dieta vegetariana, ma teme di non riuscire a metterla in pratica (…)

Integratori alimentari e altri alimenti

Tra gli alimenti “speciali”, i più acquistati sono quelli senza lattosio (33,3%, di cui 13,6% intolleranti e allergici e 19,7% no) e senza zucchero (31,5%; 4,7% intolleranti e 26,8% no). A seguire gli alimenti senza glutine (21,1%; 9,4% perché intollerante/allergico e 11,7% no), senza uova (19%; 3,7% intollerante/allergico e 15,3% no) e senza lievito (18,5%, con il 13,2% che ne fa uso pur non avendo allergie o intolleranze) (…)

«Per anni, dalle pagine del Rapporto Italia, abbiamo segnalato le fratture che nel nostro Paese si andavano allargando: la crisi della rappresentanza, l’erosione della democrazia, il ritiro dell’individuo dalla sfera pubblica, la desertificazione demografica, l’arretramento della scuola e della sanità, il divario strutturale tra Nord e Sud. Abbiamo descritto i “giganti che ci sovrastano”, ossia le sfide principali che minacciano le nostre società, e abbiamo sollecitato “il coraggio di avere coraggio”. Guardando il Paese nelle sue dinamiche profonde, d’altronde, si ha la sensazione che la realtà abbia corso più veloce di ogni previsione” commenta il  Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, e conclude  “Il 38° Rapporto Italia è uno sguardo sulla realtà del Paese – il più rigoroso che la nostra metodologia ci consente”.

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