L’euro digitale può diventare una leva per aumentare la concorrenza nel mercato dei pagamenti, ridurre i costi per le imprese e rafforzare la trasparenza. È la posizione condivisa da Confcommercio, Confesercenti, Fipe e Netcomm, che hanno messo a punto una serie di proposte da sottoporre alle istituzioni monetarie europee e nazionali.
La richiesta centrale riguarda i costi di accettazione della nuova moneta pubblica. Secondo le associazioni, non dovrebbero essere determinati sulla base delle commissioni oggi applicate dalle carte dei circuiti privati, ma attraverso un benchmark europeo trasparente, costruito sui livelli di massima efficienza.
Particolare attenzione viene riservata ai micropagamenti. La proposta è di azzerare le commissioni per le transazioni di piccolo importo, indipendentemente dal canale utilizzato, dal commercio fisico all’e-commerce. L’obiettivo è evitare che le componenti fisse delle commissioni incidano in modo significativo sui margini delle micro e piccole imprese. Secondo i dati citati dalla Bce, il 54% delle transazioni nei negozi dell’area euro riguarda importi inferiori a 20 euro.
La questione assume rilievo in un mercato dei pagamenti digitali ormai strutturale anche in Italia. Nel 2025 il valore delle transazioni digitali ha raggiunto 518 miliardi di euro, pari al 45% dei consumi complessivi, mentre le operazioni sui terminali di cassa hanno superato quota 10 miliardi.
Altro punto considerato strategico è la resilienza offline. Le associazioni chiedono che l’euro digitale possa essere utilizzato anche in caso di interruzioni della rete, così da garantire continuità operativa e limitare il rischio di perdita di incassi durante blackout o disservizi infrastrutturali.
Sul fronte degli investimenti, la richiesta è altrettanto netta: nessun nuovo onere hardware per le imprese. La nuova moneta dovrebbe integrarsi automaticamente nei circa 4 milioni di Pos già attivi in Italia, oltre che nei registratori telematici e nei sistemi di vendita online.
Per il terziario la sfida è trasformare l’euro digitale in un’infrastruttura capace di sostenere concorrenza, efficienza e innovazione, senza trasferire sui commercianti i costi dell’adeguamento tecnologico.
