Nel 2025 l’export agroalimentare italiano continua a crescere (+5,7% a settembre), superando per la prima volta i 70 miliardi di euro a fine anno. Gli Usa restano un mercato fondamentale, con acquisti di prodotti italiani aumentati del 66% tra il 2019 e il 2024, ma i dazi e la svalutazione del dollaro pesano sulla crescita. L’Italia è il terzo fornitore di food&agroalimentare negli Stati Uniti, mentre altri mercati come Messico, Polonia, Romania, Corea del Sud, Australia e Brasile mostrano tassi di crescita medi annui superiori al 12%, offrendo opportunità di diversificazione. L’export rappresenta una leva chiave per la competitività del settore, con l’Italia nona esportatrice mondiale (67,2 miliardi di euro nel 2024) e seconda per crescita negli ultimi cinque anni (+55%), trainata da mercati europei come Polonia (+112%), Spagna (+74%) e Germania. Tuttavia, i primi cinque mercati (Germania, Usa, Francia, Uk e Spagna) pesano ancora per il 50% dell’export totale, sottolineando la necessità di diversificare i mercati. I nuovi accordi di libero scambio, come Ue–Mercosur e Indonesia, rappresentano opportunità concrete per incrementare le esportazioni, considerando la crescita già registrata negli ultimi anni (+68% verso Mercosur, +58% verso Indonesia).
Dal punto di vista finanziario, il settore alimentare italiano mostra una sostanziale stabilità creditizia, con rapporto debito/Ebitda medio pari a 2,5x, copertura degli oneri finanziari prossima a 8x e tasso di default delle società di capitali attorno al 3%, leggermente superiore alla media nazionale ma in miglioramento rispetto al 2023. Le performance dei pagamenti commerciali risultano eterogenee tra i canali, con ritardi superiori alla media nazionale ma senza peggioramenti preoccupanti. L’export, la diversificazione dei mercati e la capacità di adattarsi a scenari geopolitici e dazi internazionali restano quindi elementi chiave per la crescita sostenibile del settore agroalimentare italiano.
