È il messaggio che emerge dal Rapporto Export 2026 del Gruppo Sace, che invita le aziende ad affrontare i mercati internazionali con un approccio sempre più strategico e proattivo.
Secondo gli analisti del Gruppo, nonostante le incertezze dell’economia mondiale, l’export italiano mantiene prospettive favorevoli nel prossimo biennio, con una crescita trainata soprattutto dal comparto dei servizi. “La capacità di reazione e adattamento delle imprese italiane continua a essere una chiave per superare le attuali difficoltà”, evidenzia il Rapporto.
L’analisi si inserisce nel quadro del nuovo Piano d’Azione per l’Export Italiano, presentato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che punta a rafforzare la presenza delle imprese nazionali sui mercati internazionali.
Tra le priorità individuate da Sace figura la diversificazione geografica. Molte imprese italiane concentrano ancora le esportazioni su un numero limitato di mercati tradizionali, mentre il Rapporto individua 16 Paesi strategici sui quali ampliare la presenza commerciale. L’Asia rappresenta l’area con le maggiori prospettive di crescita, grazie a mercati come India, Vietnam, Cina, Singapore, Corea del Sud, Filippine, Malaysia, Thailandia e Kazakistan. Opportunità significative emergono anche in Medio Oriente, con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, in America Latina con Brasile e Messico, nei Paesi coinvolti nel Piano Mattei per l’Africa – in particolare Egitto e Marocco – e nell’Europa centro-orientale con la Turchia.
Un ruolo decisivo è attribuito anche agli accordi commerciali sottoscritti dall’Unione europea con i Paesi partner, che attraverso l’armonizzazione delle normative, il riconoscimento reciproco degli standard e la semplificazione delle procedure amministrative contribuiscono a ridurre i costi di accesso ai mercati esteri.
Il Rapporto richiama inoltre l’attenzione su un tema sempre più strategico: la sicurezza degli approvvigionamenti. Per le imprese italiane garantire l’accesso a materie prime critiche, energia e componenti produttivi è ormai importante quanto esportare. La forte dipendenza dall’importazione di metalli e minerali essenziali per la transizione digitale ed energetica espone infatti il sistema produttivo ai rischi derivanti dalla volatilità dei prezzi e dalle tensioni geopolitiche.
Per questo Sace sottolinea l’importanza di diversificare i fornitori, rafforzare l’integrazione nelle catene globali del valore e utilizzare gli strumenti di mitigazione del rischio messi a disposizione dalle Export Credit Agency, favorendo investimenti e relazioni industriali più stabili nel lungo periodo.
Un ulteriore elemento competitivo è rappresentato dalle filiere produttive, che costituiscono oltre la metà del fatturato dell’economia italiana e si distinguono per la forte vocazione all’export. Dall’agroalimentare all’automotive, passando per i distretti manifatturieri ad alta specializzazione, l’inserimento in reti produttive integrate consente alle imprese di accedere a nuove tecnologie, competenze e mercati, migliorando la capacità di innovazione e di crescita.
Secondo Sace, le imprese dovrebbero adottare strategie di integrazione multi-filiera, ampliando il proprio raggio d’azione verso comparti complementari. È il caso di numerose aziende della componentistica automotive che, per affrontare la trasformazione del settore, stanno sviluppando competenze e collaborazioni anche nei comparti dell’aerospazio e della difesa.
A sostegno di questa strategia, il Gruppo ha presentato Sace50, il nuovo Piano Strategico che accompagnerà l’attività dell’istituzione nel prossimo triennio. Il Piano mette a disposizione 150 miliardi di euro per rafforzare la competitività del Sistema Paese, confermando l’impegno finanziario del precedente ciclo ma orientando le risorse verso nuove priorità: sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane e promuovere investimenti nazionali ad alto impatto strategico.
Particolare attenzione sarà dedicata alle filiere considerate ad alto potenziale di crescita internazionale, tra cui automazione e meccanica strumentale, infrastrutture e costruzioni, economia del mare e cantieristica, difesa e aerospazio. A queste si affiancano comparti chiave del Made in Italy come digitale e microelettronica, automotive, agroalimentare, chimica, energia, siderurgia e metallurgia e tessile.
