Riceviamo e pubblichiamo dall’Ambasciata di Polonia a Roma
Come ogni nazione in una situazione di crisi, la Polonia deve definire da sola i criteri di successo. Per noi, questo include il ripristino della pace in Europa, il rispetto delle norme del diritto internazionale e la creazione di ulteriori sistemiche barriere istituzionali che proteggano la Polonia da un’altra ondata di imperialismo. Nel perseguire questo obiettivo, collaboreremo con tutti i nostri alleati nell’area transatlantica e con molti alleati non europei, in particolare Giappone, Corea del Sud e Australia. E’ una vera coalizione del mondo libero!
Da oltre settant’anni, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico è lo strumento più efficace per difendere la pace in Europa, come dimostra la sua costante attrattiva per i potenziali membri e il processo di allargamento in corso, che di recente ha riguardato Finlandia e Svezia.
È stimolante vedere come l’Ucraina combatte contro la forza superiore del nemico.
Nonostante i ripetuti colpi sferrati per spezzare la volontà di combattere – colpi sferrati, che va sottolineato, spesso in violazione di tutte le norme e convenzioni, in modo criminale, il popolo ucraino continua a difendere la propria Patria!
Così facendo, dimostra che un Paese di medie dimensioni confinante con la Russia può efficacemente tenere a bada l’aggressione russa convenzionale, purché disponga di forti capacità di difesa, di un sistema di alleanze e di determinazione politica.
Nella Nato, la Polonia è un alleato affidabile che affronta la propria sicurezza in modo responsabile e comprende il principio della sicurezza indivisibile, riconoscendo la necessità di approfondire le relazioni transatlantiche.
Continueremo ad aumentare la nostra spesa per la difesa fino a raggiungere un livello non inferiore al 3% del Pil – quest’anno supererà il 4% del PIL. Continueremo a sviluppare moderne capacità di difesa, a partecipare alle missioni e alle operazioni della Nato e a sostenere la capacità dell’Alleanza di rispondere alle minacce provenienti da tutte le direzioni geografiche. Incoraggiamo gli altri alleati a sostenere l’ambizioso obiettivo di spesa per la difesa, dove il 2% non sarà più considerato la soglia massima, ma il minimo indispensabile.
(…) Sosterremo lo sviluppo delle necessarie strutture di comando, delle truppe, delle infrastrutture, dei piani e delle esercitazioni. Prima del vertice di Vilnius a luglio, vorremmo che fosse approvato un nuovo modello di forze dell’Alleanza, che garantisca che la Nato sia in grado di difendere il proprio territorio fin dal primo giorno di una qualsiasi aggressione. In seguito alle decisioni della Nato in risposta all’aggressione russa contro l’Ucraina, la credibilità di questo concetto è ulteriormente aumentata. È stato possibile anche perché l’ombrello protettivo della Nato accresce la disponibilità degli alleati a sostenere l’Ucraina, riducendo al contempo il rischio di un’escalation del conflitto in territorio alleato da parte della Russia.
Nelle decisioni di dispiegamento, né l’Alleanza né i singoli Stati possono sentirsi vincolati dall’Atto di fondazione Nato-Russia del 1997. Dopo tutto, è stata la Russia a violare gli impegni più importanti contenuti in questo documento.
È stato imprudente quando nel 1997, prima dell’allargamento dell’Alleanza a Polonia, Cechia e Ungheria, alla Russia è stato concesso un margine di manovra nel rivolgersi alla Nato con la richiesta di ridurre il numero e le capacità delle forze dell’Alleanza che possono essere dislocate sul territorio dei nuovi Stati membri.
Per questo motivo sosterremo le proposte di ritiro della dichiarazione Russia-Nato del 1997. Se la Russia deciderà di rispettare nuovamente il diritto internazionale, avremo comunque bisogno di un nuovo accordo.
Allo stesso modo, continueremo a sostenere la politica della porta aperta dell’Alleanza, che dimostra il suo impegno verso il principio secondo cui qualsiasi Stato del vicinato della Nato che soddisfi le condizioni necessarie può diventarne membro.
Per questo – vorrei sottolinearlo ancora una volta – non accettiamo l’idea di dividere l’Europa in sfere di influenza. Sosterremo l’Ucraina nei suoi sforzi per entrare nell’Alleanza e accogliamo con favore il fatto che la Finlandia vi abbia aderito e che la Svezia stia per diventarne membro.
Siamo favorevoli a rafforzare ulteriormente la cooperazione della NATO con l’Unione Europea e continueremo a farlo. Da un lato, l’aggressione della Russia contro l’Ucraina ha riaffermato il ruolo fondamentale della presenza militare statunitense per la sicurezza e la stabilità del nostro continente. Dall’altro, però, ha evidenziato il difetto fondamentale del concetto di autonomia strategica, interpretato come un contrappeso alla dimensione transatlantica della nostra geopolitica.
La Nato rimane assolutamente necessaria per la difesa collettiva. L’Unione Europea sostiene questi sforzi nei loro aspetti politici, economici e sanzionatori e, insieme alla Nato, negli aspetti politici e militari, come il lancio – su richiesta della Polonia – della Missione di assistenza militare dell’Ue a sostegno dell’Ucraina e l’utilizzo del Fondo europeo per la Pace per rifinanziare la fornitura di equipaggiamento militare alle forze armate ucraine.
Ricordiamo che l’Unione europea non è un’organizzazione sui generis. È stata istituita e funziona per nazioni libere ed eguali unite nella diversità, e trae la propria forza dalla loro volontà politica, come stabilito nei Trattati e nei limiti dei poteri che le sono stati conferiti. È quindi uno strumento attraverso il quale i suoi membri perseguono congiuntamente i propri obiettivi. La loro realizzazione è un bene comune per ciascuno dei suoi membri e per tutti insieme.
L’Europa è composta per lo più da Stati di piccole e medie dimensioni, i cui obiettivi politici sono importanti tanto quanto quelli dei Paesi con il maggior potenziale demografico, economico e politico. Per questo motivo, le politiche europee della Polonia cercano e continueranno a cercare un modus operandi basato sul consenso di tutti i membri dell’Ue e non sulle indicazioni provenienti dai vari assetti degli attori europei: pentagoni, quadrati, triangoli, né tantomeno sui dettami dei suoi membri più potenti.
Allo stesso modo, la Polonia cerca e cercherà di garantire che le istituzioni dell’Ue, nel loro indesiderato attivismo, non minino la diversità degli Stati membri e, soprattutto, la loro identità costituzionale.
Questa strategia politica può sortire l’effetto desiderato solo se la libertà e l’uguaglianza degli Stati membri vengono preservate. Indubbiamente, il più grande deficit di libertà è rivelato dalla procedura sempre più comune di prendere decisioni a maggioranza, che si traduce in una crescente disuguaglianza tra i membri.
La politica della Polonia nell’Unione europea mira a preservare la libertà degli Stati membri difendendo con determinazione il principio dell’unanimità laddove la situazione giuridica attuale lo garantisce e a estendere effettivamente la formula del consenso laddove la situazione giuridica consente l’applicazione della regola della maggioranza qualificata.
La Polonia costruisce e rafforza le forme di cooperazione regionale sviluppando legami e amplificando l’appello della nostra regione nel mondo, in primo luogo all’interno dell’Unione Europea e della Nato.
Questo include innanzitutto l’Iniziativa dei Tre Mari, il cui compito è quello di armonizzare lo sviluppo economico della nostra regione in tutta l’Ue. Ci impegneremo affinché l’Iniziativa dei Tre Mari diventi un volano istituzionale che guiderà la ricostruzione post-bellica dell’Ucraina – un processo che deve avvenire in parallelo con l’adesione all’Ue, ovvero con l’espansione di collegamenti infrastrutturali adeguati.
L’aggressione russa all’Ucraina ha confermato la nostra convinzione che senza gli Stati Uniti e il loro impegno attivo la libertà delle nazioni europee sarebbe in pericolo.
Dobbiamo constatare con soddisfazione che, dopo l’aggressione russa contro l’Ucraina, abbiamo potuto contare su una buona cooperazione concertata con Canada, Norvegia, Danimarca, Svezia, Finlandia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. Insieme sottolineiamo l’importanza della Nato per la sicurezza europea, evidenziando la necessità di un coordinamento efficiente tra le iniziative di difesa dell’UE e i piani e le azioni dell’Alleanza. Siamo inoltre uniti nei nostri sforzi per consegnare alla giustizia tutti gli autori di crimini contro la pace, ovvero i responsabili dell’attacco russo all’Ucraina e dei crimini di guerra commessi dalle forze russe durante questa guerra.
Nelle relazioni con la Spagna e l’Italia, manterremo la tradizione di regolari consultazioni intergovernative.
Parte 2 (segue)
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