Skip to content Skip to footer

Exposé del ministro degli Esteri, Zbigniew Rau, su principi e obiettivi della politica estera della Polonia

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ambasciata di Polonia a Roma

Stiamo vivendo un momento di svolta nella storia europea. L’aggressione russa e la guerra difensiva condotta dall’Ucraina rappresentano una lotta per il futuro dell’Europa, per gli standard e i valori che diventeranno fondamentali per la vita politica del continente, per le relazioni transatlantiche e per l’aspetto istituzionale di una nuova architettura politica e di sicurezza europea, nonché per la politica internazionale in generale. L’aggressione russa ci fa riflettere su questioni fondamentali per per tutti coloro che partecipano al sistema internazionale. Per la Polonia – l’unico membro della Nato e dell’Unione Europea che confina con l’Ucraina, la Russia e la Bielorussia – questa riflessione ha un carattere esistenziale. La persistenza e la continuità della Repubblica di Polonia costituiscono il nostro impegno comune nei confronti delle generazioni passate e future di polacchi in tutto il mondo. Questo imperativo dovrebbe guidare anche la nostra politica estera, indicando tre principi fondamentali che derivano dalla nostra esperienza storica, dalla nostra tradizione politica e dal nostro sistema politico.

Il primo principio è quello di garantire la pace e la sicurezza. Ogni nazione ha il diritto inalienabile alla pace. Per raggiungere e mantenere questo obiettivo, siamo pronti a collaborare con qualsiasi soggetto riconosciuto dal diritto internazionale che persegua le proprie politiche nel rispetto dell’uguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione delle nazioni.

Noi polacchi conosciamo perfettamente il valore della pace. Negli ultimi tre decenni, la Polonia ha sfruttato le opportunità storiche offerte dalla pace in Europa. Siamo riusciti a trasformare uno Stato prigioniero, carico di debiti, situato alla periferia dell’impero sovietico, in un Paese con un’economia dinamica e resistente alle crisi esterne, appartenente all’Alleanza Nord Atlantica – la più grande alleanza difensiva della storia dell’umanità – membro di una Unione Europea di nazioni libere e uguali che sono tra gli Stati più sviluppati del mondo.

Per noi la pace è quindi altamente misurabile. Tuttavia, conosciamo meglio di qualsiasi altra nazione europea i costi della guerra. Siamo perfettamente consapevoli che l’aggressione armata, in particolare se paragonata a quella tedesca del 1939-1945, comporta perdite così ingenti che spesso rimangono irreparabili per decenni. Per questo motivo dobbiamo costruire attivamente un sistema di sicurezza internazionale in cui l’attacco armato diventi sempre più improbabile. Questo sistema non dovrebbe ridursi all’adesione ad alleanze politiche e difensive che garantiscano una deterrenza credibile e una difesa efficace da un potenziale aggressore. Dovrebbe sempre includere una componente finanziaria misurabile, per escludere lo strumento dell’attacco armato dal calcolo razionale dei profitti e delle perdite di ogni potenziale aggressore. In pratica, ciò significa anche l’adesione della Polonia a organizzazioni e coalizioni in grado di imporre sanzioni contro i Paesi che minacciano la pace. E’ una componente indispensabile per mantenere la pace nel mondo.

Il secondo principio che dobbiamo seguire nella nostra politica estera è la democratizzazione delle relazioni internazionali, basata sull’uguaglianza sovrana di tutti gli Stati e le nazioni. Essa costituisce l’antitesi di tutti i tipi di imperialismi, aspirazioni egemoniche, concerti di potenze e delle loro aree di influenza. Questo approccio alla politica internazionale è profondamente radicato nella nostra tradizione politica e nel nostro sistema politico tradizionale, con i suoi riferimenti alla libertà e all’uguaglianza, incapsulati in motti come “liberi con i liberi, uguali con gli uguali” o “niente su di noi senza di noi”. Nei nostri sforzi per democratizzare la politica internazionale, abbiamo coinvolto con particolare intensità gli altri Stati della nostra regione. Questo non è casuale. Le nazioni dell’Europa centrale e orientale condividono tradizioni ed esperienze antimperiali uniche. Le mettiamo a disposizione come importante contributo alla formazione del bene comune in Europa e nel mondo.

Per questo ci consideriamo l’epicentro di importanti valori contemporanei che salvaguardano l’Europa dalle tendenze egemoniche, dai vantaggi istituzionalizzati dei grandi Paesi rispetto a quelli medi e piccoli e dal compromesso con i regimi autoritari. Sappiamo meglio di altri che il futuro dell’Europa non può essere costruito su un compromesso tra libertà e schiavitù, ma unicamente sul rifiuto delle sue tradizioni imperiali. Per questo vogliamo un’Europa di nazioni uguali e libere che sia solidale con le vittime della forza armata, come l’Ucraina oggi e la Georgia nel 2008. La Polonia non ha mai accettato, e non accetterà mai, la divisione dei Paesi in migliori e peggiori o tra Stati con il diritto di decidere pienamente e liberamente del proprio destino, sicurezza o alleanze e quelli che di questo diritto sono privi. Abbiamo presentato questa posizione nella nostra recente veste di membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e durante la nostra presidenza dell’OSCE lo scorso anno.

Il terzo principio della nostra politica estera è il legalismo, inteso come rispetto del diritto internazionale. La costruzione della pace è possibile solo attraverso l’applicazione di principi che offrano condizioni di parità a tutti gli Stati, fornendo loro opportunità di sviluppo e assicurando prosperità ai loro cittadini.

Questi principi sono sanciti soprattutto dalla Carta delle Nazioni Unite, dall’Atto finale di Helsinki della Csce e dalla Carta di Parigi per una nuova Europa, oltre che dai trattati sui confini, sulle relazioni di buon vicinato e sulla cooperazione amichevole.

Le disposizioni più importanti di queste fonti di diritto internazionale tutelano l’uguaglianza dei sovrani e il rispetto delle leggi basate sulla sovranità; si astengono dall’uso della forza e persino dalla sua minaccia; sostengono l’inviolabilità dei confini e l’integrità territoriale; invitano a risolvere pacificamente i conflitti e a non interferire negli affari interni. Crediamo che il diritto di difendersi sia un diritto inalienabile di ogni nazione a cui non si può rinunciare e che non può essere limitato. Ciò significa anche la possibilità di aderire a organizzazioni di difesa collettiva, che rendono possibile l’esercizio effettivo di tale diritto. Lo difenderemo non solo per noi, ma anche per tutti i Paesi che aspirano ad entrare nella Nato e nell’Unione Europea. Visto che si parla di diritti universali, nessun Paese può esserne privato. Sono anni che esprimiamo questa opinione e non smetteremo di farlo.

Almeno dal 2007, dal discorso del presidente russo Vladimir Putin alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, la più grande minaccia alla pace in Europa deriva dalla politica russa. Questa politica mirava direttamente a imporre cambiamenti nell’architettura di sicurezza europea, che avrebbero introdotto una fondamentale disuguaglianza nell’accesso alla sicurezza. La Russia ha cercato di ottenere uno status in Europa che le consentisse di limitare la libertà e la sicurezza dei suoi vicini. Sfortunatamente, la Russia è passata gradualmente dalle parole ai fatti ed è diventato chiaro che voleva costringere la comunità internazionale a riconoscere il suo vicinato più prossimo come propria sfera di influenza. Ricordiamo che il compianto professor Lech Kaczyński, presidente della Polonia, fu il primo a scorgere questa inquietante tendenza. E fu anche il primo a dare l’allarme. Nell’agosto 2008, in Piazza della Libertà a Tbilisi, con i carri armati russi che si avvicinavano alla capitale della Georgia, circondato da altri presidenti della regione, ha invitato l’Europa a fermare l’imperialismo russo. Ha avvertito che se la Russia non fosse stata fermata, il suo imperialismo non sarebbe finito in Georgia, ma sarebbe continuato, cercando nell’Ucraina la sua prossima preda, “seguita dagli Stati baltici, e poi forse anche dal mio Paese, la Polonia!”.

Il Presidente Putin ha rifiutato la pace e ha scelto la guerra, violando le norme fondamentali del diritto internazionale, in primis la Carta delle Nazioni Unite. In queste circostanze, le nostre politiche mirano a creare una situazione in cui sia chiaro a tutti che questa sua scelta porterà la Russia a una sconfitta strategica, mentre l’Ucraina prevarrà, sopravvivrà e allontanerà lo spettro della guerra dai nostri confini.

È con questa prospettiva in mente che sosteniamo l’Ucraina nella sua lotta contro l’invasione russa, perché per noi l’uguaglianza sovrana degli Stati significa nella pratica il diritto del popolo ucraino di scegliere la propria identità, il proprio sistema politico, le proprie affiliazioni politiche e le proprie alleanze militari e anche decidere quanto a lungo combattere e quando sedersi a negoziare con la Russia. Siamo realisti, quindi non crediamo che sia possibile un compromesso tra libertà e schiavitù. È una lezione che abbiamo imparato nel XX secolo e che ricordiamo.

Parte 1 (segue)

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Potrebbe interessarti anche...