Il Fondo Italiano per il Clima, istituito con la legge di bilancio 2022 e dotato di 840 milioni di euro annui tra il 2022 e il 2026, rappresenta uno degli strumenti centrali della politica italiana di cooperazione internazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici nei Paesi emergenti e in via di sviluppo.
Secondo la relazione approvata dalla Corte dei conti, il Fondo contribuisce al rafforzamento della finanza climatica globale e alla promozione del coinvolgimento del settore privato, con particolare attenzione ai Paesi africani nell’ambito del Piano Mattei, al quale è destinata una quota rilevante delle risorse.
Gestito da Cassa Depositi e Prestiti, il Fondo opera attraverso strumenti finanziari diversificati — tra cui finanziamenti, partecipazioni al capitale e garanzie — in un modello di governance multilivello coerente con la sua natura rotativa.
La magistratura contabile evidenzia tuttavia alcune criticità. In particolare, si segnala la limitata attrattività dei progetti per i finanziatori internazionali, legata alla ridotta capacità tecnica locale e alla complessità dei contesti operativi, soprattutto in area africana. Questi fattori incidono sulla capacità del Fondo di mobilitare risorse aggiuntive e di strutturare una pipeline progettuale più stabile e continuativa.
Ulteriori elementi critici riguardano i tempi di attuazione, condizionati dalla complessità delle procedure e dal coinvolgimento di molteplici soggetti istituzionali, che rallentano l’operatività complessiva dello strumento.
Nonostante tali difficoltà, la Corte dei conti rileva un progressivo rafforzamento del Fondo, sostenuto dall’aumento delle attività di promozione internazionale, dal coinvolgimento della rete diplomatica e dal coordinamento con il Piano Mattei.
Tra le indicazioni per il miglioramento dell’efficacia, viene sottolineata la necessità di rafforzare il supporto ai Paesi beneficiari attraverso assistenza tecnica e potenziamento delle competenze locali, al fine di favorire progetti più solidi e attrattivi per i capitali internazionali.
La Corte raccomanda di intensificare il dialogo con autorità locali e istituzioni finanziarie internazionali, semplificare le procedure, introdurre sistemi digitali di monitoraggio dei tempi decisionali e rafforzare la trasparenza attraverso la pubblicazione periodica dei dati sugli interventi finanziati.
