A partire dal 2026, il Fondo Sociale per il Clima – con una dotazione complessiva di oltre 86 miliardi di euro – sosterrà famiglie vulnerabili e piccole imprese nella transizione verso energie e trasporti più puliti, aiutandole a fronteggiare i costi legati al nuovo sistema di scambio di quote di emissione (Ets2) per edifici, trasporto su strada e altri settori.
L’obiettivo, sottolinea Bruxelles, è assicurare che nessuno resti indietro nella transizione verde, garantendo equità sociale, inclusione e sostenibilità economica.
Le linee guida individuano una serie di principi chiave per una gestione efficace e trasparente del Fondo:
- Prevedibilità:ogni piano dovrà definire importi e modalità di pagamento per misure e investimenti, legati al raggiungimento di traguardi concreti.
- Pagamenti basati sulla performance:i fondi saranno erogati solo al conseguimento effettivo degli obiettivi previsti.
- Designazione semplificata delle autorità:gli Stati membri potranno utilizzare strutture già operative per i fondi di coesione e per il dispositivo di ripresa e resilienza (RRF), accelerando i tempi di attuazione.
- Governance inclusiva:dovranno essere coinvolte attivamente autorità locali e regionali, partner sociali e società civile, per garantire che i Piani rispecchino le esigenze reali dei territori.
- Trasparenza e rendicontazione:tutte le misure e i beneficiari saranno monitorati tramite un unico sistema digitale
- Tutela degli interessi finanziari dell’Ue:gli Stati membri dovranno adottare misure antifrode e anticorruzione per proteggere l’integrità del Fondo.

Dazi al 15%, le tariffe che servono a compensare i settori più colpiti