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Food delivery in Italia, tra piattaforme globali e alternative locali sostenibili

Il Progetto Bumolds, guidato dal Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna, analizza il mercato del food delivery in Italia, evidenziando preferenze, criticità e opportunità per piattaforme locali alternative a quelle globali. La ricerca, realizzata con le Università di Bergamo, Pisa e la Cattolica di Milano e finanziata dal Pnrr, propone un modello locale che integra efficienza economica, responsabilità sociale e valore territoriale, mirato a superare criticità strutturali del settore, come condizioni di lavoro controverse, impatto ambientale e perdita di controllo dei ristoratori.

Dall’indagine emerge che il 41,1% dei consumatori italiani utilizza piattaforme di consegna, principalmente per comodità (27,2%), desiderio di piatti specifici (17,2%) e mancanza di tempo (14,1%). Tuttavia, temi come sostenibilità e impatto locale pesano meno nelle scelte concrete (3,6 su 5). Anche i 265 ristoratori coinvolti confermano la tensione tra la necessità di raggiungere clienti tramite piattaforme globali e le criticità legate a commissioni elevate, algoritmi opachi e perdita di relazione diretta con il cliente.

Il progetto Bumolds ha elaborato il Bumolds Business Model Framework, un prototipo di piattaforma locale che promuove risorse e competenze del territorio, sperimentando modelli sostenibili sia dal punto di vista economico che sociale. Il coordinatore Annamaria Tuan sottolinea come la sostenibilità a lungo termine delle piattaforme locali dipenda dalla capacità di tradurre valori di prossimità ed equità in modelli economicamente resilienti, supportati da politiche pubbliche e cambiamenti nelle preferenze dei consumatori.

Inoltre, il progetto ha realizzato il primo censimento nazionale delle piattaforme locali di delivery, rilevando 40 realtà attive in tutta Italia, da Bolzano a Bologna, da Torino a Corigliano, con servizi che vanno dalla consegna di pasti pronti alla spesa di prodotti locali, operanti su scala comunale, provinciale o regionale.

La presentazione dei risultati è prevista il 26 febbraio 2026, alla presenza di esperti internazionali e delle università partner, segnando un momento chiave per la riflessione su un food delivery più sostenibile e radicato nel territorio.

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