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Food Made in Italy sui social conquista il premium pricing, quasi quanto il luxury

Lo rileva l’Osservatorio “Made in Italy in the Social Media Age”, prima ricerca internazionale dedicata alla penetrazione del Made in Italy attraverso i social network, realizzata da Pulse Advertising in collaborazione con Eumetra e basata su un panel di 2.541 consumatori in Usa, Uk, Germania, Francia e Cina.

Secondo la ricerca, il 36% dei consumatori globali è disposto a pagare di più per prodotti alimentari italiani, con punte del 41% in Germania, quasi quanto il settore fashion (44%) e sopra categorie tradizionalmente luxury come gioielli e automotive. In Cina, il dato è impressionante: il 93% dei consumatori intervistati è disposto a pagare premium per prodotti italiani, food e non.

Tra i brand food più citati emerge Barilla, unico nella top 3 in tutti i Paesi analizzati e particolarmente forte in Cina. Seguono Lavazza (soprattutto Uk e Francia) e Ferrero. Il ruolo dei creator e influencer è centrale: in Cina, il 58% dei consumatori scopre i brand Made in Italy tramite influencer, con un livello di fiducia dell’83% sui consigli dei creator, molto superiore all’Occidente. I creator vengono percepiti come garanti di qualità e autenticità, storyteller dell’Italia reale e ambasciatori dello stile di vita italiano, elementi chiave per giustificare il premium pricing.

Lo studio evidenzia inoltre i codici culturali che guidano la percezione globale: Style & Elegance (29-38%), Traditional Craftsmanship (15-31%) e Quality Guarantee (15-27%). Dal punto di vista visivo, i consumatori associano al Made in Italy ambientazioni eleganti, scene di convivialità e buon cibo e dettagli artigianali, elementi che, condivisi sui social, diventano veri e propri asset di marketing virale.

“Quando l’esperienza del cibo italiano viene documentata, condivisa e amplificata, smette di essere tradizione e diventa aspirazione”, commenta Paola Nannelli, Ceo Global di Pulse Advertising. La ricerca conferma come i social media siano strumenti determinanti nel consolidare il pricing power globale del food Made in Italy, trasformando piatti tradizionali in contenuti virali di valore economico.

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