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Food Retail Show, prossimi passi verso la digitalizzazione del settore

I nuovi consumatori post-covid. Lo studio Niq ha evidenziato che la pandemia appena passata ci ha restituito 5 tipologie di consumatori: chi ha sofferto la crisi e continua a patirne le conseguenze, chi è in fase di recupero, chi non ha subito danni ma resta cauto, chi non ha cambiato le abitudini e chi ha consolidato la propria situazione economica.

Il 30% dei consumatori a livello globale, dopo il Covid19 ha cambiato le priorità e quindi le abitudini di acquisto orientandosi sempre più verso l’esperienza digitale.

Tra le top esperienze “online” predilette dai consumatori, al quarto posto c’è la partecipazione attiva nei market place virtuali per acquisire informazioni, acquistare e vendere. Inoltre, si dicono già pronti a vivere l’esperienza di acquisto nel metaverso. Indubbiamente l’e-commerce detterà le regole del business. Usa e Cina – che insieme costituiscono i 2 terzi a valore delle vendite globali online – sono già il termometro del mercato.

La nuova geografia dei consumi

Anche la geografia dei consumi sta cambiando. Secondo le stime di Niq entro la fine dell’anno l’Asia rappresenterà il 50% della spesa globale. Entro il 2030 salirà la spesa di acquisto di paesi come Arabia Saudita, Bangladesh, Brasile, Filippine, Indonesia, Iraq, Pakistan e Vietnam. Rimarranno stabili i consumi di Argentina, Cina, USA e India, mentre calerà quello di Paesi come Francia, Germania, Italia, Messico, Russia, Spagna, Turchia e UK. Nuove opportunità, indubbiamente, arriveranno dalla fascia dei consumatori Over 60 che nel 2030 sarà costituita da più di 1,4 miliardi di persone.

Sostenibilità al centro, ma ancora fuori dalla portata del 41% dei consumatori

Altro tema caldo per la filiera agroalimentare: la sostenibilità, di fatto già un imperativo globale, ma non ancora alla portata di tutti i consumatori. Si stima che il 41% di chi acquista non fa scelte sostenibili perché i prodotti sono troppo cari, il 27% perché non ne comprende il valore e il 29% perché non li trova disponibili sul display. Industria e Gdo dovranno dunque lavorare in sinergia per renderla più accessibile economicamente e meglio comprensibile al consumatore.

Il Fattore benessere

Un altro fattore sempre più determinante, e che procede di pari passo con quello della sostenibilità, è il trend del benessere e della salute collettiva che da almeno un decennio orienta la legiferazione dei singoli stati. Industria e Retail dovranno fare attenzione a quello che comunicheranno: scegliere bene le battaglie sociali e cooperare con le istituzioni sarà indispensabile così come ampliare la quota di mercato per i prodotti i cui attributi rispecchino le attese di benessere fisico e mentale del consumatore.

casi dal mondo: la digitalizzazione secondo giant eagle e ocado solutions

Il consumatore è sempre più predisposto alla tecnologia se questa è in grado di migliorare la sua consumer experience. Il modello del “consumo a casa” è oggi predominante e il confine tra “online” e “offline” è sempre più sottile. Oggi le persone cercano anche nel negozio fisico qui servizi che nei due anni vissuti da remoto ha scoperto nell’esperienza online.

Gli strumenti tecnologici a disposizione del retail sono tanti e in continua evoluzione, incluso realtà aumentata e metaverso. A indicarci i canali privilegiati sono i consumatori stessi. La vera sfida nel percorso di digitalizzazione è saperli integrare armoniosamente nel tessuto aziendale.

Data analysis: la chiave per migliorare l’engagement

Giant Eagle, una delle principali catene di supermercati e store di alimentari in Usa, nell’ultimo quinquennio ha investito 100 mln di dollari per avviarsi a diventare una Digital Company a tutti gli effetti.

«Abbiamo puntato sullo sviluppo di piattaforme digitali e App avviando partnership con giganti del calibro di Google e Texa» spiega Kirk Ball, Cio di Giant Eagle. «L’obiettivo è da un lato abbattere i costi di gestione, dall’altro comprendere le abitudini dei nostri clienti e migliorare l’engagement attraverso l’analisi dei dati. L’esperienza digitale di ogni consumatore, infatti, è in grado di restituirci un insieme di informazioni, di “storie”, la cui catalogazione e interpretazione sono indispensabili a fornirci le soluzioni con cui migliorare l’esperienza di acquisto e renderla sempre più personalizzata».

Nel “food commerce” è evidente che tutto ruota attorno al cliente e qualsiasi azione deve tendere a migliorarne l’esperienza di acquisto attraverso la personalizzazione. Anche la GDO italiana si sta muovendo in questa direzione: insegne come Gruppo Sogegrass, Moderna 2000 e Selex confermano come l’area dell’Information Technology stia diventando sempre più strategica per il reparto marketing e come le figure professionali indispensabili per il rinnovamento del retail oggi siano gli ingegneri gestionali digitali e gli esperti in marketing e comunicazione digitale.

La promessa della Consegna in giornata

Un altro aspetto fondamentale della relazione è il tempo di consegna: chi acquista online si aspetta che la spesa sia consegnata in poche ore. La Gdo opera principalmente nel mercato dei freschi e ogni ritardo è un problema non solo di tempo, ma di sicurezza del prodotto e, di conseguenza, di rispetto delle norme che la regolano.

È qui che si gioca la credibilità dell’insegna come sottolinea Gregor Ulitzka, President Europe di Ocado Solutions, azienda globale di piattaforme software e robotiche che fornisce soluzioni end-to-end uniche per la vendita di generi alimentari online. «La nostra mission è quella di garantire la consegna di un prodotto fresco di giornata: ancora più fresco di quello che il cliente potrebbe trovare sul banco del negozio. Ai retailer con cui lavoriamo offriamo una piattaforma unica di e-commerce, logistica e e-commerce end-to-end che ottimizza l’intero processo di consegna di generi alimentari online, dall’ordine effettuato all’ordine consegnato».

una nuova collaborazione tra industria e gdo

I dati emersi al Food Retail Show evidenziano che anche in Italia i produttori e i distributori sono chiamati a ridefinire le regole del gioco. Le insegne della Gdo sono concordi nell’affermare che da un lato serve un intervento strutturale da parte dello Stato, dall’altra una rinnovata collaborazione tra tutti gli attori della filiera.

Il fattore chiave per essere competitivi non è più la promozione o la leva prezzo, ma la capacità di integrare nelle strategie commerciali e nelle scelte di assortimento tutte le informazioni che il cliente fornisce attraverso l’esperienza online. La relazione digitale col cliente disegnerà il business del futuro: le insegne che sapranno consolidarla riusciranno ad arrivare per prime sugli scaffali con prodotti nuovi, al prezzo giusto e che rispondano ai desiderata della clientela.

Carte fedeltà, motori di ricerca, recommandation system, totem informativi con interfacce user friendly, pagamenti elettronici semplificati, digitalizzazione dei vari reparti attraverso set di comunicazione che raccontano i valori dell’azienda saranno i nuovi strumenti attraverso cui costruire i “piani clienti” e fidelizzare il consumatore in una dimensione dove elemento fisico e digitale saranno sempre più integrati e circolari.

Per riuscire a trarre valore dai dati serve un contesto di filiera interessato a leggere queste informazioni e capace di aggiornare il proprio modello di business. Il retail oggi può usare i dati per elaborare strategie e attuare innovazioni che in passato erano state peculiarità dell’industria e quest’ultima deve saper ascoltare e utilizzare le informazioni fornite dalla distribuzione.

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