Nel suo intervento, Urso ha chiarito che la sovranità digitale non deve tradursi in chiusura, ma in una capacità rafforzata di scelta: un approccio “aperto” che consenta all’Europa e all’Italia di competere senza isolamento. In questo quadro, il Ministro ha richiamato anche l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, sottolineando la necessità di mantenere una visione antropocentrica dell’Ia, in cui la tecnologia resta al servizio dell’uomo.
Sul piano industriale, Urso ha illustrato il modello italiano di sviluppo dell’Ia, che punta a coniugare innovazione e sostenibilità. La crescita dei data center rappresenta un pilastro strategico, ma dovrà avvenire attraverso soluzioni ad alta efficienza energetica, utilizzo intelligente delle risorse – incluso il riuso del sottosuolo – e integrazione con tecnologie avanzate come il supercalcolo e il nucleare di nuova generazione.
Tra gli esempi citati, il progetto di un’infrastruttura in Trentino realizzata in una miniera dismessa, simbolo di un approccio che mira a ridurre il consumo di suolo e ottimizzare le risorse disponibili. Il Piano nazionale per i data center prevede inoltre una distribuzione più equilibrata degli investimenti sul territorio, con l’obiettivo di rafforzare la capacità computazionale del Paese.
Nel dibattito G7 sono emersi anche altri temi chiave per l’economia digitale: adozione dell’Ia nelle Pmi, resilienza delle infrastrutture e protezione dei minori online. Su quest’ultimo punto, Urso ha evidenziato la necessità di bilanciare opportunità e rischi, introducendo strumenti come l’etichettatura obbligatoria dei contenuti generati dall’Ia.
I lavori della ministeriale confluiranno nel Vertice dei leader di Évian, confermando come la governance dell’intelligenza artificiale sia ormai un tema centrale per la competitività economica e la sicurezza strategica delle principali economie avanzate.
