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Giappone: l’aumento dei prezzi non frena l’interesse verso la pasta italiana

Nel biennio 2019 e 2020, a seguito delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria che hanno obbligato le persone a consumare in casa tutti i pasti, le importazioni di pasta in Giappone hanno registrato un aumento.Nel 2021 si e’ assistito ad un’inversione di tendenza, che ha visto scendere il volume della pasta importata da 180.000 a 140.000 tonnellate. Nel 2022, tuttavia, e’ stata osservata una leggera ripresa delle importazioni che hanno raggiunto le 152.000 tonnellate.Va evidenziato che a causa dell’attuale deprezzamento dello Yen e dell’aumento dei costi di materie prime e trasporti, il prezzo unitario della pasta importata è in costante aumento.

Per i prodotti italiani, che costituiscono la pasta d’importazione più costosa, se si considera un prezzo unitario fissato a 100 nel 2020, esso è stato di 118 nel 2021, 154 nel 2022 e 184 nell’agosto 2023. Per un confronto, il prezzo unitario della pasta turca ad agosto di quest’anno era pari a 167.L’aumento dei prezzi non frena, tuttavia, l’interesse verso la pasta italiana. Nei prossimi mesi un nuovo marchio sara’ introdotto nel mercato e gli importatori di alcuni noti marchi di pasta hanno annunciato che il numero di Sku da loro trattate sara’ ulteriormente incrementato. (ice tokyo)

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