Nel 2024 sono stati 20.711 i giovani italiani laureati, tra i 25 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia, al netto dei rientri. Rapportato agli oltre 1,8 milioni di laureati della stessa fascia d’età residenti in Italia al 1° gennaio 2025, il fenomeno riguarda circa l’1,1 per cento della popolazione di riferimento. Se invece si considera l’intera popolazione italiana tra i 25 e i 34 anni, l’incidenza delle partenze scende allo 0,4 per cento. Le cancellazioni anagrafiche verso l’estero dei giovani laureati italiani sono passate da 16.615 nel 2019 a 25.552 nel 2024, con una crescita del 53,8 per cento.
Anche il saldo migratorio dei giovani laureati italiani è peggiorato, passando da -10.632 a -20.711 nello stesso periodo.. È quanto emerge dai nuovi dati Istat analizzati dall’Ufficio studi della Cgia.
A compensare questa perdita è però il flusso dei giovani laureati stranieri. Tra il 2019 e il 2024 si sono registrate quasi 99 mila iscrizioni dall’estero e circa 11 mila cancellazioni, con un saldo positivo di 87.840 unità. Il risultato finale è un saldo complessivo positivo di 9.593 giovani laureati. Tra i giovani laureati stranieri che scelgono l’Italia, il 27,6 per cento proviene dall’Europa, il 17,8 per cento dal Sud America e oltre un terzo dall’Asia. L’analisi territoriale mette in luce forti differenze. Il Nord Ovest registra il saldo migliore con +12.817 giovani laureati, trainato dalla Lombardia, che da sola segna +9.076. Positivo anche il Centro, con +5.849, grazie soprattutto a Lazio (+3.286) e Toscana (+2.667).
Più contenuto il risultato del Nord Est, con un saldo di +2.346. In quest’area l’Emilia-Romagna registra un saldo positivo di +3.531, mentre Veneto (-671), Trentino-Alto Adige (-288) e Friuli-Venezia Giulia (-226) restano in territorio negativo. La situazione più critica riguarda il Mezzogiorno, dove il saldo complessivo rimane negativo per 11.419 giovani laureati. Gli arrivi di laureati stranieri attenuano le perdite, ma non riescono a compensare l’uscita dei giovani italiani. I deficit più elevati si registrano in Campania (-3.762), Sicilia (-2.994) e Puglia (-2.581). Secondo Cgia, i nuovi dati suggeriscono di superare una lettura della mobilità dei giovani qualificati basata esclusivamente sulla fuga dei cervelli. L’Italia continua a perdere una parte dei propri laureati, soprattutto nelle regioni meridionali, ma contemporaneamente attrae dall’estero un numero ancora maggiore di giovani con un titolo universitario.
I saldo complessivo dei giovani laureati è positivo, ma il Paese resta diviso tra un Centro-Nord che beneficia dell’arrivo di capitale umano qualificato e un Mezzogiorno che continua a registrare una perdita netta di giovani competenze.
