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Giovanna Ardoino, Console Generale Onorario di Svezia a Torino, prima rappresentante del genere femminile a ricevere questa nomina

Abbiamo chiesto al Console Ardoino, una riflessione sulla questione femminile.

Per il governo e la società svedese in generale, la parità di genere è una priorità. Anche nella diplomazia le donne sono sempre più numerose e su 13 Consoli Onorari di Svezia in Italia (uno dei quali entrerà in carica a maggio), 6 sono donne. Quali opportunità e quali sfide ha incontrato in quanto donna nel suo ruolo?

 Sono stata nominata Console Onorario di Svezia nel 2016, come prima donna a ricevere questa nomina.

Si è trattato fin da subito di un’esperienza molto interessante e motivante. Ho avuto l’opportunità di potermi confrontare con i vertici di molte istituzioni regionali e cittadine, con organizzazioni e associazioni attive sul territorio che mi hanno accolta con stima, cordialità e sincero interesse verso la Svezia. Ho potuto portare in queste sedi la mia visione di donna su molti temi di attualità e questo ha rappresentato anche per i miei interlocutori un punto di arricchimento e coinvolgimento. Sono anche stata eletta nel Consiglio di Decanato del Corpo Consolare di Torino, organo in cui la presenza femminile è ancora limitata e dove ho percepito che l’essere donna è considerato un plus. La mia è un’esperienza che posso definire pienamente positiva, nella quale non ho mai incontrato difficoltà che si potessero ricondurre all’essere donna in un contesto prevalentemente maschile. D’altra parte, questo è il mio vissuto anche al di là del ruolo consolare: non ho mai pensato che mi spettassero meno opportunità in quanto donna, né a scuola, né sul lavoro, né nella sfera privata e, forse grazie a questo mio modo di pormi, non ho mai vissuto direttamente le complicazioni causate dalla discriminazione di genere.

La sfida che ho accolto con la nomina a Console Onorario è certamente legata a essere stata la prima rappresentante del genere femminile a ricevere questo compito e all’aver dovuto gestire l’eredità, significativa in termini di relazioni e posizionamento, ricevuta dal Console precedente, senza, però, poter contare, a mia volta, su pari fondi. Ho lavorato per dare visibilità al Consolato di Svezia sul piano culturale e sociale, portando la svedesità in ambiti di fragilità, come Casa Ugi, che offre sostegno e conforto ai genitori con un figlio malato di tumore e svago e attività ludico-didattiche ai piccoli pazienti, o il Centro Paideia, dedicato ai bambini con disabilità e alle loro famiglie, e, da alcuni anni, organizziamo il Concerto di Santa Lucia con il Coro del Conservatorio di Stoccolma presso Villa della Regina.

Che cosa ha influito sulla sua scelta di rappresentare un paese come la Svezia?

Lavoro da molti anni in Skf che è un Gruppo svedese, dove mi occupo di welfare aziendale. Per me è stato un passo naturale portare fuori dall’azienda i valori che vedo espressi anche nel mio contesto professionale: l’attenzione alle persone, l’impegno verso la sostenibilità, il considerare l’inclusione e la parità di genere come pilastri della vita civile. La Svezia è un paese aperto e di grande civiltà e queste sue caratteristiche hanno forse reso più semplice per i miei interlocutori, e per me, cercare un confronto e ottenere visibilità su temi di grande attualità che nascono e si sostanziano proprio di questi valori.

Laura Rinaldi

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