Il Giubileo della Speranza si chiude con risultati superiori alle attese e con un impatto che travalica la dimensione religiosa, confermandosi come uno dei principali eventi economici e organizzativi degli ultimi anni. Sono stati 33,47 milioni i pellegrini arrivati a Roma da 185 Paesi, oltre due milioni in più rispetto alle stime iniziali dell’Università Roma Tre, un flusso che ha generato effetti rilevanti su turismo, servizi, infrastrutture e occupazione, rafforzando al contempo l’attrattività internazionale della Capitale.
A presentare il bilancio finale è stato monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, alla vigilia della chiusura ufficiale dell’Anno Santo con la chiusura della Porta Santa di San Pietro da parte di Papa Leone XIV. Il 62% dei pellegrini è giunto dall’Europa, con l’Italia primo Paese per numero di presenze, un dato che secondo il sindaco di Roma e commissario straordinario per il Giubileo Roberto Gualtieri dimostra come i flussi giubilari non abbiano sottratto capacità ricettiva al turismo tradizionale, ma abbiano invece agito da volano per l’economia urbana. Centrale nel successo dell’evento è stato il cosiddetto “metodo Giubileo”, illustrato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, basato su coordinamento istituzionale, semplificazione decisionale e condivisione delle responsabilità, un modello che ha consentito di sostenere una macchina organizzativa complessa senza rallentamenti. Significativo anche l’impatto sul sistema pubblico: la Regione Lazio ha registrato 580 mila interventi del 118, 40 mila in più rispetto all’anno precedente, e 1,6 milioni di accessi ai pronto soccorso, mentre le forze di sicurezza hanno adottato un approccio improntato alla prevenzione e alla gestione diffusa del territorio, come sottolineato dal prefetto di Roma Lamberto Giannini. Fondamentale il contributo di circa 7 mila volontari, che ha permesso di contenere i costi operativi e migliorare la qualità dell’accoglienza. Oltre ai benefici immediati, il Giubileo 2025 lascia in eredità un modello replicabile di gestione dei grandi eventi, destinato a diventare un riferimento per le prossime sfide organizzative e infrastrutturali del Paese, a partire dalle celebrazioni del centenario francescano del 2026, confermando il Giubileo come leva strategica di sviluppo, coesione e reputazione internazionale.
