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Governance delle società quotate, meno donne ai vertici e si riduce la partecipazione degli investitori istituzionali

A fine 2025 le società italiane quotate sono scese a 185, rispetto alle 196 dell’anno precedente, confermando la tendenza alla riduzione del numero di emittenti presenti sul mercato. Il fenomeno incide anche sulla presenza degli investitori istituzionali: quelli con partecipazioni superiori alle soglie rilevanti passano da 53 a 46, mentre le partecipazioni complessive detenute scendono da 71 a 62. Resta inoltre elevata la concentrazione proprietaria, con il principale azionista che detiene in media il 48,7% del capitale, confermando una limitata contendibilità del controllo.

Rapporto 2025 di Consob sulla corporate governance, che fotografa un sistema nel complesso stabile ma interessato da alcune evoluzioni significative.

Sul fronte della diversity, la rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione si mantiene su livelli elevati, sfiorando il 44% e superando la soglia minima del 40% prevista dalla normativa. Cresce anche il numero di società in cui le donne sono almeno pari agli uomini nei board, salite al 19% del totale. Arretra però la presenza femminile nelle posizioni apicali: le presidenti dei consigli passano da 24 a 21, mentre le amministratrici delegate diminuiscono da 18 a 17.

Sul piano dei modelli di governo societario, pur rimanendo prevalente il sistema tradizionale, continua a crescere il ricorso al modello monistico, adottato da società che rappresentano circa il 24% della capitalizzazione di mercato, rispetto al 20% del 2024. Parallelamente si registra una lieve flessione delle società che prevedono il voto maggiorato, mentre aumentano i casi di voto maggiorato rafforzato.

Le assemblee continuano a registrare un’elevata partecipazione degli azionisti, pari in media al 73% del capitale nelle società del Ftse Mib. Gli investitori istituzionali rappresentano circa il 34% del capitale presente, con una netta prevalenza di operatori esteri. Per la prima volta il Rapporto analizza inoltre il contributo dei fondi pensione italiani e degli enti previdenziali, evidenziandone un ruolo crescente nelle assemblee.

Per quanto riguarda gli organi di amministrazione, i consigli mantengono dimensioni sostanzialmente stabili, mentre gli amministratori indipendenti rappresentano ormai oltre la metà dei membri. Si rafforza anche il ruolo delle minoranze, con circa sette società su dieci che includono almeno un amministratore espresso dagli azionisti di minoranza. Cresce inoltre la rotazione degli incarichi, mentre resta limitata l’internazionalizzazione dei board.

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