In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Parlamento europeo ha promosso un evento tra Strasburgo e Roma per richiamare l’attenzione sulle molteplici forme di violenza che colpiscono le donne, dalla sfera domestica ai contesti di conflitto, fino alle nuove forme di violenza economica.
A Strasburgo hanno aperto i lavori le vicepresidenti del Parlamento europeo Pina Picierno e Antonella Sberna, insieme alle eurodeputate della Commissione Femm. Accanto alle istituzioni, anche la voce di content creator e attiviste, mentre da Roma l’attrice Daniela Poggi e la cantante Mariella Nava hanno presentato lo spettacolo “Figlio, non sei più giglio”, dedicato al dramma delle madri di femminicidi.
Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata alla violenza economica, analizzata con Cna Impresa Donna e testimonianze imprenditoriali: un tema sempre più rilevante, perché la dipendenza finanziaria limita l’autonomia e la possibilità di uscire da relazioni violente. Spazio anche alle violenze nei contesti di guerra, ai corridoi umanitari, alla schiavitù sessuale denunciata da Farida Khalaf e al dramma della mutilazione genitale femminile.
Parallelamente, l’Istat ha pubblicato i primi risultati dell’indagine 2025 “Sicurezza delle donne”, che offre una fotografia aggiornata del fenomeno nel nostro Paese.
I dati restano allarmanti: 6,4 milioni di donne, pari al 31,9% delle 16-75enni, hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita; il 23,4% violenza sessuale, il 5,7% stupri o tentati stupri. Nel 63,8% dei casi di stupro l’autore è il partner o l’ex partner.
Le violenze nella coppia colpiscono il 12,6% delle donne che hanno o hanno avuto un partner, con un’incidenza significativa anche della violenza psicologica (17,9%) e economica (6,6%). Crescono inoltre gli episodi tra le giovanissime (16-24 anni), mentre resta stabile il livello delle denunce, fermo al 10,5%.
Il quadro evidenzia un aumento della consapevolezza e una maggiore richiesta di aiuto ai Centri antiviolenza, ma anche la persistenza di barriere culturali e sociali che frenano l’uscita dalle situazioni di abuso.
Per l’economia italiana, la violenza di genere continua a rappresentare un costo diretto e indiretto significativo, tra spese sanitarie, assistenziali e perdita di produttività.
La sfida — come emerso dall’incontro europeo — è trasformare questa crescente consapevolezza in politiche efficaci, che rafforzino la prevenzione e sostengano l’autonomia economica delle donne.
