La birra continua a rappresentare uno dei pilastri dell’agroalimentare italiano, capace di generare valore economico, occupazione e sviluppo lungo l’intera filiera. È il quadro emerso dall’Annual Report 2025 di AssoBirra, presentato a Roma durante l’evento “Birra, un ecosistema per la crescita”, che ha riunito imprese, associazioni di categoria e istituzioni per fare il punto sullo stato di salute del comparto e sulle sfide che attendono il settore nei prossimi anni.
Nonostante un contesto economico caratterizzato da consumi delle famiglie ancora deboli, pressione sul potere d’acquisto, cambiamenti demografici e nuove abitudini di consumo, il comparto birrario italiano dimostra una significativa capacità di tenuta. La filiera sostiene oltre 112mila posti di lavoro e genera più di 10 miliardi di euro di valore condiviso, confermandosi un elemento strategico per l’economia nazionale.
Nel 2025 i consumi si sono mantenuti sopra i 21 milioni di ettolitri, un livello sostanzialmente in linea con il periodo precedente alla pandemia, anche se in lieve flessione rispetto all’anno precedente. Un dato che riflette la maturità del mercato e la capacità della birra di conservare un ruolo centrale nei consumi quotidiani degli italiani, sia all’interno delle mura domestiche sia nei pubblici esercizi.
Accanto alla tenuta dei volumi emergono però alcuni segnali di trasformazione strutturale. Dopo la forte ripresa registrata tra il 2022 e il 2023, il consumo nel canale fuori casa mostra infatti un rallentamento, mentre la produzione nazionale continua a confrontarsi con una crescente pressione competitiva proveniente dai mercati esteri. Nel 2025 la produzione italiana si è attestata a 16,8 milioni di ettolitri, in calo rispetto all’anno precedente, mentre anche importazioni ed esportazioni hanno registrato una contrazione.
La vera novità arriva però dal segmento delle birre low e no alcol, protagonista di una crescita senza precedenti. In appena un anno la quota di mercato di queste referenze è quasi raddoppiata, passando dal 2,1% al 3,9% dei consumi complessivi. Una tendenza che riflette il cambiamento degli stili di vita, una maggiore attenzione al benessere e la crescente richiesta di prodotti compatibili con un consumo più consapevole.
Secondo l’analisi realizzata da Ref Ricerche per AssoBirra, il mercato sta entrando in una nuova fase evolutiva. Se la domanda complessiva rimane vicina ai livelli pre-pandemia, la competitività della produzione italiana appare sempre più legata alla capacità di innovare, differenziare l’offerta e rafforzare il posizionamento della filiera nazionale.
«Il comparto birrario italiano sta attraversando una fase di resilienza, seppur non priva di ostacoli», ha sottolineato il presidente di AssoBirra, Federico Sannella. «La birra continua a esprimere un valore rilevante perché intercetta bisogni, occasioni e stili di consumo differenti, mantenendo una forte accessibilità e una presenza trasversale nei momenti del consumo quotidiano e fuori casa».
Per l’associazione è arrivato il momento di compiere un salto di qualità. Le priorità individuate riguardano il rafforzamento della filiera, il rilancio del canale Horeca, una fiscalità più favorevole alla competitività delle imprese, il sostegno agli investimenti in innovazione e sostenibilità e la valorizzazione della produzione nazionale. Temi che sono stati al centro del confronto con le istituzioni durante l’incontro romano.
La birra, sottolinea AssoBirra, non è soltanto una bevanda di largo consumo, ma un vero e proprio ecosistema economico che mette in relazione agricoltura, industria, distribuzione, pubblici esercizi e territorio. Per questo il futuro del comparto passa attraverso una strategia condivisa capace di sostenere la competitività delle imprese e accompagnare la transizione verso modelli produttivi più innovativi ed efficienti.
Il settore birra guarda al futuro puntando su sostenibilità, digitalizzazione, efficienza produttiva e valorizzazione del capitale umano.
