Prima edizione dello Human Capital Trends Study pubblicato da Aon, che ha coinvolto 2.361 leader aziendali tra amministratori, dirigenti e responsabili delle risorse umane in oltre 62 Paesi, Italia compresa.
Lo studio mette in luce un divario crescente tra la consapevolezza delle sfide poste dall’Ai e le azioni concrete messe in campo dalle organizzazioni. Se da un lato l’88% delle aziende riconosce che l’intelligenza artificiale richiederà nuove competenze alla forza lavoro, dall’altro solo il 18% dichiara che la maggior parte dei dipendenti ha partecipato nell’ultimo anno a programmi di reskilling o upskilling dedicati all’Ai.
L’adozione della tecnologia procede infatti a ritmi sostenuti: il 73% delle organizzazioni ha già avviato o sta sperimentando programmi di intelligenza artificiale. Tuttavia, solo il 28% ha assunto professionisti con competenze specifiche nel settore, segnale di una forte dipendenza dalla formazione interna e di una preparazione ancora insufficiente rispetto alla velocità del cambiamento.
Il report evidenzia inoltre come l’80% delle aziende individui nell’automazione delle attività routinarie uno degli obiettivi principali dell’Ai, mentre appena il 35% considera prioritario investire in percorsi strutturati di sviluppo delle competenze. Una strategia che rischia di rallentare il ritorno degli investimenti tecnologici e di aumentare i rischi operativi e organizzativi.
Particolarmente significativo il dato relativo all’Italia, dove l’adozione dell’intelligenza artificiale risulta inferiore rispetto alla media globale. Solo il 33% delle imprese italiane ha già implementato soluzioni di Ai, contro il 44% registrato a livello mondiale. Anche sul fronte della formazione emergono criticità: quasi un quarto dei lavoratori non ha partecipato ad alcun programma di aggiornamento sulle competenze legate all’intelligenza artificiale negli ultimi dodici mesi.
Nonostante l’83% dei manager italiani ritenga che l’Ai creerà nuove opportunità professionali e richiederà competenze inedite, e il 30% preveda una sostituzione significativa di alcuni ruoli, la preparazione della forza lavoro continua a procedere più lentamente rispetto alla trasformazione tecnologica in corso.
Secondo lo studio, le competenze umane continueranno a rappresentare un fattore decisivo anche in un contesto sempre più automatizzato. L’84% dei datori di lavoro ritiene infatti che capacità come adattabilità, leadership e gestione del cambiamento diventeranno ancora più importanti con l’aumento dell’automazione, mentre il 37% indica i futuri gap di competenze come la principale criticità da affrontare nei prossimi cinque-dieci anni.
Per trasformare l’investimento nell’intelligenza artificiale in valore concreto, Aon invita le organizzazioni ad allineare le strategie di Ai alla pianificazione della forza lavoro, investire in programmi strutturati di formazione, rafforzare la governance e utilizzare in modo più efficace dati e analytics sulle persone. Una scelta che, secondo il report, determinerà la capacità delle aziende di trasformare l’Ai da semplice innovazione tecnologica a reale motore di crescita e competitività.
«L’intelligenza artificiale non è solo una trasformazione tecnologica, ma una profonda trasformazione organizzativa. Le aziende che sapranno agire con determinazione potranno cogliere appieno le opportunità offerte dall’Ai», ha dichiarato Cecilia Exacoustos, Head of Health & Talent di Aon. «Colmare il divario tra intenzione e azione sarà l’elemento distintivo: le realtà che riusciranno a sviluppare le competenze giuste, rafforzare la cultura organizzativa e abilitare una leadership capace di guidare il cambiamento saranno quelle meglio posizionate per trasformare l’intelligenza artificiale in un vantaggio competitivo solido e duraturo».
