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Il comparto oreficeria è in difficoltà: produzione -27,5% ed export -18%

Secondo i dati presentati dal presidente di Confartigianato Orafi Luca Parrini, la produzione del settore oreficeria ha registrato un crollo del 27,5% nel primo bimestre del 2026, dopo il calo del 13,6% nel 2025, mentre l’export ha segnato una flessione del 18,1% lo scorso anno, pari a circa 2,9 miliardi di euro in meno.

Un arretramento che riporta il settore ai livelli delle crisi del 2009 e del 2020.

Alla base della frenata si colloca una combinazione di fattori: l’impennata del prezzo dell’oro, l’introduzione di dazi sul mercato statunitense, che hanno contribuito a una riduzione del 5% delle esportazioni verso gli Stati Uniti, e la debolezza dei mercati mediorientali.

Dinamiche che colpiscono in particolare il cosiddetto “quadrilatero dell’oro” — Arezzo, Vicenza, Alessandria e Milano — da cui proviene oltre l’82% dell’export nazionale del comparto.

Le performance territoriali evidenziano forti squilibri: Arezzo segna un calo del 40,9% delle esportazioni, seguita da Milano con -36%, mentre risultano in controtendenza Alessandria (+27,3%) e Vicenza (+6,4%). Tuttavia, il quadro complessivo resta critico, con ricadute occupazionali rilevanti: il settore conta circa 8.000 imprese artigiane e 14.000 addetti, sempre più esposti al ricorso agli ammortizzatori sociali.

Oltre alla domanda debole, pesa l’aumento dei costi finanziari legati all’approvvigionamento dell’oro, in particolare attraverso il meccanismo del prestito d’uso del metallo prezioso. Confartigianato sollecita quindi un confronto urgente con Associazione Bancaria Italiana e Banca d’Italia per individuare strumenti in grado di contenere tali costi, ritenuti ormai insostenibili per le imprese.

Dal canto suo, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha accolto la richiesta di proseguire il dialogo, aprendo alla creazione di un tavolo interministeriale che coinvolga anche il Ministero del Lavoro e le parti sociali.

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