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Il conflitto con l’Iran pesa sull’economia italiana

È quanto emerge dalle stime di Confesercenti e Centro Europa Ricerche, che evidenziano come bastino poche settimane di tensioni sui mercati energetici per incidere in modo significativo sulle prospettive macroeconomiche.

Anche nell’ipotesi di una tregua duratura e di un graduale rientro dei prezzi dell’energia, i tempi di normalizzazione sarebbero comunque lunghi – tra i sette e gli otto mesi – con effetti diretti sull’intero 2026. In soli due mesi di conflitto, le attese di crescita risultano di fatto dimezzate, confermando l’elevata vulnerabilità del sistema economico italiano agli shock energetici.

Nel dettaglio, il Pil subirebbe una perdita di 0,3 punti percentuali, pari a circa 9,7 miliardi di euro, rispetto allo scenario pre-crisi. Sul fronte della domanda interna, i consumi rallenterebbero per 3,9 miliardi di euro, con una parte dell’impatto assorbita dalle famiglie attraverso una riduzione del risparmio di entità analoga. Un segnale che evidenzia come il caro energia continui a comprimere il potere d’acquisto, pur senza tradursi immediatamente in un crollo della spesa.

Ancora più marcato l’impatto sugli investimenti, che registrerebbero una contrazione di 7,7 miliardi di euro rispetto alle previsioni precedenti. L’aumento dei costi energetici, unito all’incertezza geopolitica, erode i margini delle imprese e induce a rinviare le decisioni di investimento, con effetti potenzialmente duraturi sulla capacità di crescita del sistema produttivo.

Tra i settori più esposti figura il turismo, che già incorpora un rallentamento della crescita della spesa pari a circa 3 miliardi di euro e vede a rischio oltre 11 milioni di presenze straniere nel corso dell’anno. L’incertezza sui prezzi dei carburanti e sui costi di trasporto continua infatti a influenzare negativamente le scelte dei viaggiatori e degli operatori.

Secondo il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, le imprese italiane hanno dimostrato negli ultimi anni una significativa capacità di adattamento, ma il contesto attuale presenta analogie con lo shock energetico del 2022. “Si reagisce, ma non si può continuare a gestire solo l’emergenza”, sottolinea, evidenziando la necessità di interventi strutturali.

In questo quadro, diventa centrale il ruolo delle istituzioni europee e nazionali. Da un lato, si rafforza la richiesta di una politica energetica comune europea capace di contenere i costi; dall’altro, sul piano interno, misure come il taglio delle accise e il decreto bollette hanno contribuito ad attenuare l’impatto immediato, ma potrebbero non essere sufficienti in caso di shock prolungato.

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