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“Il Governo brasiliano intende rendere il Paese una vera e propria “superpotenza verde”

L’ambizioso traguardo brasiliano è  quello di ridurre le emissioni di gas serra nel 2030 di oltre il 50% e di raggiungere la neutralità climatica nel 2050. Questi e molti altri temi sono stati trattati nell’intervista con l’Ambasciatore d’Italia a Brasilia, Alessandro Cortese

I numeri dell’Italia in Brasile sono decisamente robusti.  Il Paese ospita una delle comunità italiane più numerose al mondo. Gli italiani iscritti negli schedari consolari hanno superato le 730mila unità – dati aggiornati a febbraio 2023 – mentre l’Ambasciata calcola che siano circa trentadue milioni gli oriundi.  L’Ambasciata d’Italia a Brasilia coordina un network composto da sei Consolati  due Istituti Italiani di Cultura,  un Ufficio Ice e un Ufficio Enit.

I rapporti di collaborazione politica tra l’Italia ed il Brasile si fondano su un patrimonio comune di valori democratici e su un ampio spettro di attività e contatti intrattenuti sia a livello di Governi centrali, sia tra le regioni e le province italiane da una parte, e le città e gli stati federati brasiliani dall´altra. Da ottobre 2023,  Alessandro Cortese è Ambasciatore d’Italia a Brasilia e, nella nostra intervista, abbiamo parlato delle nuove azioni del governo brasiliano insieme a un’analisi delle relazioni commerciali fra i due Paesi.

Ambasciatore Cortse, il Brasile è la nona economia nella graduatoria mondiale. Per il 2023, la Banca Centrale del Paese stima un’inflazione intorno al 5%. Che cosa è cambiato nel mercato interno con il nuovo governo?

Le politiche economiche del nuovo Governo brasiliano si stanno muovendo principalmente lungo due direttrici: la neo-industrializzazione del Paese e l’aumento della spesa pubblica quale volano per la crescita economica. Sotto il primo profilo, lo scorso agosto il Governo ha lanciato il nuovo “Programma di Accelerazione per la crescita” (Pac), che prevede investimenti pubblico-privati per 320 mld di euro sino al 2026 in alcuni settori prioritari per l’economia brasiliana, inclusi digitalizzazione, salute, istruzione, smart cities e transizione e sicurezza energetica. Con l’obiettivo di favorire la crescita economica, sempre ad agosto il Congresso ha inoltre approvato la riforma fiscale della spesa pubblica, che ha aumentato la capacità di spesa del Governo, pur mantenendo l’obiettivo di pareggio di bilancio nel 2024. Anche grazie a tali politiche, a fine 2023 il Pil del Paese dovrebbe aumentare di circa il 3%. Si tratta realmente di un ottimo risultato, soprattutto tenendo in considerazione il contesto internazionale.

Attualmente, il Paese è il nono più grande consumatore e generatore di energia del mondo. Com’è la situazione in Brasile per quel che riguarda la transizione energetica?

Nonostante in Brasile la matrice elettrica derivi già per l’83% da fonti rinnovabili, il Governo intende rendere il Paese una vera e propria “superpotenza” verde. Come recentemente dichiarato dal Presidente Lula alla vigilia della Cop28 di Dubai, il Brasile può infatti “essere per il mondo dell’energia pulita quello che l’Arabia Saudita è stata per i combustibili fossili”. Per raggiungere tale obiettivo, il Governo ha innalzato i propri obiettivi climatici, annunciando di voler raggiungere l’ambizioso traguardo di ridurre le proprie emissioni di gas serra nel 2030 di oltre il 50% e di raggiungere la neutralità climatica nel 2050. A riprova dell’impegno del Governo in tema ambientale, la Cop30, che si terrà nel 2025, sarà ospitata dalla città amazzonica di Belém, capitale dello Stato del Pará. Quale attuale Presidente del G20, il Brasile ha inoltre collocato al centro della propria agenda proprio la transizione energetica e il cambiamento climatico.

Da ultimo, vorrei  segnalare che sono all’esame del Congresso cinque provvedimenti in tema di transizione energetica: la regolamentazione del mercato dei crediti di carbonio, il progetto di legge denominato “carburante del futuro” (teso ad aumentare il consumo di carburanti sostenibili e a basse emissioni di carbonio), il c.d. “Programma di accelerazione della transizione energetica” (diretto ad introdurre incentivi economici per  rendere più sostenibile la matrice energetica del Paese), il quadro giuridico relativo alla generazione eolica “offshore” e quello in materia di “idrogeno verde”.

L’Italia è l’ottavo esportatore al mondo e secondo dell’Unione Europea in Brasile, nonché quattordicesimo importatore e quinto tra i Paesi Ue. Il saldo della bilancia commerciale è positivo per l’Italia. Come sono strutturate le relazioni commerciali Italia-Brasile?

Le relazioni commerciali tra Italia e Brasile sono eccellenti. Nei primi otto mesi del 2023, l’attivo commerciale dell’Italia nei confronti del Brasile è cresciuto del 146,4% rispetto a quello dell’analogo periodo del 2022, raggiungendo circa 1,2 miliardi di dollari. Si tratta del terzo valore tra i Paesi U, dopo Germania e Francia. Ma le relazioni con l’Italia sono ottime sono solo sotto il profilo del commercio internazionale. Basti pensare che sono infatti circa un migliaio le aziende italiane che, nel corso degli anni, hanno scelto di aprire una propria controllata in Brasile, un numero in crescita nonostante la pandemia. Tra esse, e solo per citarne alcune, vi sono colossi mondiali quali Tim Brasil (il cui settore mobile è maggiore rispetto a quello italiano), Enel (primo distributore di energia elettrica del paese), Enel X (leader nella produzione di rinnovabili), Stellantis (prima per quota di mercato, con circa 1/3 delle autovetture prodotte in Brasile) e Pirelli (presente nel paese da quasi 100 anni), oltre a tante altre numerosissime grandi e Pmi. L’indubbia simpatia che i brasiliani nutrono nei nostri confronti rappresenta, a mio avviso, un fattore determinante per il successo delle nostre imprese in Brasile.

Le imprese italiane continuano ad investire nel Paese? Quali sono i settori trainanti?

Il totale degli investimenti annunciati e delle commesse ottenute da aziende italiane in Brasile negli ultimi tre anni ammonta complessivamente a circa 30 miliardi di Euro. Ritengo che siano davvero pochi i Paesi che possano vantare relazioni così intense con l’Italia. Tra i settori per noi di maggiore interesse, mi vengono in mente non solo i settori in cui la presenza italiana è già radicata (automobilistico, manifattura industriale, automazione 4.0., telecomunicazioni, infrastrutture, finanza, sanità e farmaceutico), ma anche quelli più particolari della chirurgia plastica, del benessere degli animali (in Brasile vi sono circa 150 milioni di animali domestici), del mercato del “fitness” (il Brasile e’ il secondo mercato al mondo, dopo gli Usa), delle energie rinnovabili e della relativa filiera, inclusa la generazione eolica “off-shore” e l’idrogeno verde.

Il Brasile si candida ad essere il leader nel mercato dei crediti di carbonio. È un’opportunità per le aziende italiane?

Il Brasile rappresenta oggi il quarto mercato mondiale di crediti di carbonio. Grazie all’estensione geografica del paese (circa due volte l’Ue) ed alla ricchezza e diversità della sua vegetazione, secondo le stime degli esperti il mercato brasiliano dei crediti di carbonio potrebbe in particolare valere sino a 72 miliardi di dollari da qui al 2030. Le opportunità in tale settore per le nostre aziende, siano esse già presenti o meno in Brasile, sono quindi immense. Non a caso, sono sempre più numerose le società italiane che vi stanno investendo, acquistando terre brasiliane con lo scopo di preservarle, facendone certificare l’emissione di crediti di carbonio da società internazionali e collocando i relativi crediti sui mercati internazionali.

V.B.

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