Secondo le stime dell’associazione, nel 2026 il Pil del Mezzogiorno aumenterà dello 0,8%, a fronte dello 0,7% previsto per il Centro-Nord. Il vantaggio del Sud è attribuito soprattutto al picco degli investimenti finanziati dal Pnrr, che raggiungeranno il livello più elevato dell’intero periodo di attuazione, con 9,3 miliardi di euro destinati al Mezzogiorno, circa la metà dei quali per opere pubbliche.
La dinamica degli investimenti pubblici rappresenta il principale motore della crescita, mentre consumi ed esportazioni restano deboli. La spesa delle famiglie continuerà a risentire dell’inflazione, prevista al 2,7% a livello nazionale e nel Centro-Nord e al 2,6% nel Mezzogiorno, limitando la crescita dei consumi. A beneficiare maggiormente della spinta degli investimenti sarà il settore delle costruzioni, che nel Sud registrerà un’espansione del 6,2%, superiore a quella prevista nel resto del Paese.
Lo scenario resta comunque influenzato dalle tensioni internazionali, in particolare nell’area del Golfo Persico, che continuano a incidere sui prezzi dell’energia e sulla dinamica dell’export. Nel 2026 le esportazioni sono attese in crescita, ma a ritmi contenuti, soprattutto nel Mezzogiorno.
Secondo la Svimez, il quadro cambierà sensibilmente nel 2027. Con il progressivo ridimensionamento della spinta del Pnrr, il Pil del Mezzogiorno rallenterà allo 0,4%, mentre quello del Centro-Nord salirà allo 0,5%, invertendo il vantaggio registrato l’anno precedente.
L’associazione evidenzia come il Pnrr produca effetti differenti rispetto al Superbonus. Se quest’ultimo ha avuto un impatto principalmente congiunturale sugli investimenti residenziali, il Piano europeo è destinato a lasciare una legacy strutturale, grazie al rafforzamento delle infrastrutture, all’aumento dello stock di capitale e ai miglioramenti della produttività, favoriti anche dalle innovazioni introdotte nella gestione amministrativa delle opere pubbliche.
