Per l’Italia il Pnrr rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme. L’Italia deve modernizzare la sua pubblica amministrazione, rafforzare il suo sistema produttivo, ottimizzare la logistica, investire in ricerca, digitale e tecnologica e intensificare gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze. Il Pnrr rappresenta per le imprese e il territorio l’occasione per riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo, eliminando gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni. La programmazione innescata con i fondi del Pnrr ha rilanciato l’importanza della pianificazione economica e dell’euro-progettazione, divenendo un tema centrale nel mondo degli esperti di progettazione aziendale, economica e territoriale e in rapporto ai bandi nazionali ed europei. Una “lezione di metodo” dall’Europa rimarcano gli euro-progettisti. “Quando è stato necessario siamo stati, decisamente, scettici nei confronti del tema Pnrr, soprattutto su alcune questioni riguardanti l’impostazione e la gestione dello stesso. Dubbi e perplessità, sia ben chiaro, che permangono ma, con altrettanta decisione e chiarezza ci tengo a rimarcare e mettere in evidenza i successi che lo stesso sta ottenendo, quantomeno, nell’obsoleto “schema amministrativo” Italico, aldilà dei risultati materiali attuali e futuri. Questi, infatti, vanno misurati anche in altro modo. Bisogna considerare, in primo luogo, la lezione di metodo. Il Piano sta insegnando allo Stato un modo di lavorare scandito da obiettivi, traguardi, accordi operativi, programmazione dei tempi, misurazione dei risultati”, ha ribadito Fabrizio Canetto, presidente nazionale di Assoeuro – Associazione Italiana Europrogettisti e di Eu Project Manager.
Tuttavia, l’allarme resta per quanto riguarda il personale pubblico inadeguato e gli organici amministrativi interessati alle future stabilizzazioni lavorative. Un rischio importante per la riprogrammazione dell’economia italiana. Il Piano italiano approvato dalla Commissione europea punta, da un lato, ad accelerare i processi di modernizzazione e transizione del nostro tessuto produttivo e, dall’altro, a “ricucire” i divari che ancora caratterizzano il Paese, riparando, al contempo, i danni economici e sociali causati dalla crisi pandemica. Per ottimizzare le risorse vi è necessità di pianificazione nella fase iniziale della progettazione, durante il suo iter burocratico e nella rendicontazione finale. Anche sulla rendicontazione del Pnrr gli euro-progettisti sono preoccupati. “Si sta prestando un’insufficiente attenzione a quel che succederà dopo il 2026, quando lo straordinario aiuto dell’Unione Europea cesserà e si dovrà tornare alla programmazione ordinaria. Bisogna, infatti, pianificare adeguatamente e propedeuticamente il rimborso della importante quota a prestito spettante all’Italia, senza dimenticare l’altra pesante eredità che ci lascerà il Pnrr, quella riguardante la quota del Rnl (Reddito Nazionale Lordo) che costituisce uno dei parametri di riferimento per la ripartizione dei contributi che gli stati membri della Unione europea devono versare al bilancio comunitario che passerà da circa l’1,4 al 2%”, rimarca Fabrizio Canetto, presidente di Assoeuro. Vista l’enorme dote di oltre 235 miliardi (tra recovery and resilience facility, fondo complementare e react-Eu) per realizzare più di 100 investimenti e varie riforme, la buona riuscita del Piano italiano deve indicare una direzione da intraprendere a livello europeo: cioè se ci sarà più o meno Europa. Un percorso comune importante che caratterizzerà la visione economica e politica del nostro continente nel corso del prossimo futuro.
Domenico Letizia

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