Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha presieduto insieme alla collega britannica Yvette Cooper la seconda tavola rotonda dedicata al contrasto dell’immigrazione irregolare, rilanciando un approccio che lega stabilità geopolitica, cooperazione economica e gestione dei flussi migratori.
All’incontro hanno partecipato i Ministri degli Esteri e rappresentanti di numerosi Paesi europei, oltre all’Alta Rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas, confermando la centralità del dossier migratorio nell’agenda strategica dell’Ue.
Nel suo intervento, Tajani ha sottolineato come il contrasto all’immigrazione irregolare sia ormai una priorità di politica estera ed economica, da affrontare con strumenti integrati che includano prevenzione dei conflitti, investimenti nei Paesi di origine e transito e rafforzamento delle filiere di sviluppo locale. In questo quadro si inserisce il Piano Mattei, indicato come modello di cooperazione capace di ridurre le pressioni migratorie attraverso crescita economica e occupazione.
La riunione ha rappresentato anche un momento di confronto sulle misure operative che i Paesi europei possono adottare congiuntamente, in particolare sul fronte della cooperazione allo sviluppo e del coordinamento con il Regno Unito. È stato valorizzato il ruolo del Processo di Roma, piattaforma multilaterale che coinvolge Paesi di origine, transito e destinazione insieme alle organizzazioni internazionali, favorendo una condivisione delle responsabilità e delle iniziative progettuali.
Dal punto di vista dei dati, nel 2025 l’Italia si è confermata primo Paese di destinazione dell’Ue per arrivi irregolari, con circa 66.300 ingressi: un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024 (-0,5%) ma in forte calo rispetto al 2023 (-57%). Le partenze dalla Libia hanno rappresentato l’88% del totale, seguite dalla Tunisia (7%). Il Bangladesh si conferma la prima nazionalità per numero di arrivi, mentre crescono in modo significativo i flussi dal Corno d’Africa, dall’Egitto e dal Sudan.
A livello europeo, gli arrivi irregolari complessivi nel 2025 risultano in diminuzione del 26%, segnale che rafforza la linea sostenuta da Roma e Londra: investire in cooperazione economica e stabilità regionale non è solo una scelta politica, ma anche una leva per ridurre i costi economici e sociali legati alla gestione emergenziale dei flussi migratori.
