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La riduzione mensile dell’export è principalmente legata alle minori vendite di energia (-12,6%), beni strumentali (-7,4%) e beni di consumo durevoli (-2,6%), mentre aumentano le esportazioni di beni di consumo non durevoli (+1,6%) e beni intermedi (+1,5%). Dal lato import, la contrazione congiunturale è spiegata dai minori acquisti di beni intermedi (-13,2%) ed energia (-6,8%).

Nel trimestre novembre 2025–gennaio 2026, l’export cresce dello 0,9% rispetto al precedente, sostenuto dalle maggiori vendite di beni intermedi (+6,4%), che compensano la contrazione dell’export di energia (-21,9%) e le leggere riduzioni delle vendite di beni di consumo non durevoli e beni strumentali (-0,3% entrambe). Nello stesso periodo, l’import diminuisce del 4,6%, per effetto dei minori acquisti di beni di consumo durevoli (-4,7%) e non durevoli (-13,4%) ed energia (-10,4%).

Su base annua, a gennaio 2026 l’export flette del 6,0% (era +5,1% a dicembre 2025), principalmente a causa della contrazione delle vendite di energia (-38,0%) e beni strumentali (-15,1%), mentre aumentano solo le esportazioni di beni intermedi (+5,3%). L’import registra una flessione tendenziale più marcata (-14,0%), diffusa in tutti i raggruppamenti, con calo particolarmente rilevante per energia (-31,4%).

L’avanzo commerciale con i paesi extra Ue27 a gennaio 2026 è pari a +2.124 milioni di euro (+370 milioni rispetto a gennaio 2025). Il deficit energetico (-3.194 milioni) è inferiore a quello dello scorso anno (-4.577 milioni), mentre l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici cresce da 4.947 milioni a 5.318 milioni.

Su base annua, le esportazioni verso quasi tutti i principali partner extra Ue27 calano, con flessioni più ampie verso paesi Mercosur (-18,5%), Giappone (-16,2%), Regno Unito (-14,8%), paesi Asean (-7,1%) e Stati Uniti (-6,7%). Crescono invece le esportazioni verso Svizzera (+15,3%) e Cina (+14,5%).

Per quanto riguarda le importazioni, tutte le principali provenienze registrano cali tendenziali, tranne i paesi Mercosur (+1,9%). Le riduzioni più consistenti riguardano gli acquisti da paesi Opec (-31,8%), paesi Asean (-17,5%), Turchia (-17,2%) e Stati Uniti (-12,1%).

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