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Imprenditoria femminile in trasformazione, crescita nei servizi e nuove opportunità dalla longevità

L’imprenditoria femminile in Italia si conferma solida nei numeri ma in progressiva evoluzione sotto il profilo qualitativo. È quanto emerge dall’aggiornamento 2026 dell’Osservatorio realizzato da Prometeia per l’iniziativa Women OnBoarding di UniCredit, che fotografa un sistema imprenditoriale sempre più orientato ai servizi e ai settori ad alto contenuto sociale e innovativo.

Nel 2025 le imprese guidate da donne sono circa 1 milione e 485 mila, pari al 24% del totale: una quota sostanzialmente stabile negli ultimi anni, che evidenzia un consolidamento strutturale della presenza femminile nel tessuto produttivo. Dietro questa stabilità numerica, tuttavia, si intravedono segnali di cambiamento, in particolare nella distribuzione settoriale e nella qualità delle iniziative imprenditoriali.

Uno dei driver principali di trasformazione è rappresentato dalla dinamica demografica. L’invecchiamento della popolazione, la crescente domanda di servizi di assistenza di lungo periodo e la diffusione di modelli di longevità attiva stanno aprendo nuovi spazi di sviluppo, soprattutto nei comparti della sanità, dell’assistenza sociale, del benessere e del turismo. Si tratta di ambiti in cui la presenza femminile è già superiore alla media e che appaiono destinati a espandersi strutturalmente nei prossimi anni.

Dal punto di vista della forma giuridica, la distribuzione delle imprese femminili resta sostanzialmente invariata: l’incidenza è più elevata tra le ditte individuali (27%), seguite da società di persone (circa 25%) e società di capitali (19%). Più articolata, invece, la dinamica delle nuove iniziative. Nelle start-up innovative la quota femminile scende al 13,1% nel 2025, risentendo anche del venir meno di alcuni incentivi legati al PNRR, mentre nelle PMI innovative si osserva un recupero, con le nuove iscrizioni guidate da donne che salgono al 9,9%.

Segnali incoraggianti arrivano anche sul fronte della governance: cresce la presenza femminile nelle cariche amministrative, pur restando ancora al di sotto del 30%, a conferma di un percorso di progressivo rafforzamento nei processi decisionali.

A livello settoriale, l’imprenditoria femminile continua a distinguersi nei servizi, con incidenze superiori al 30% in comparti come sanità, istruzione e ricettività, e punte oltre il 50% nei servizi alla persona. Parallelamente, emergono segnali di apertura verso ambiti tradizionalmente meno femminili, come logistica, costruzioni e manifatturiero, a indicare un ampliamento del raggio d’azione delle nuove iniziative imprenditoriali.

Sul piano territoriale, il Centro-Sud si conferma l’area con la maggiore incidenza di imprese femminili, rafforzando il ruolo di queste realtà come leva di sviluppo locale e coesione economica.

Dal punto di vista economico-finanziario, le imprese femminili mostrano una buona tenuta. Nel triennio 2022-2024 la crescita cumulata del fatturato ha superato di oltre tre punti percentuali quella del totale delle imprese, con risultati particolarmente positivi nei servizi e nelle regioni del Centro Italia. Il ROI medio, nel 2024, si attesta poco sopra il 7%, in linea con la media generale, ma con un profilo finanziario più equilibrato, caratterizzato da minore indebitamento e maggiore solidità.

Sul fronte del lavoro, il tasso di occupazione femminile raggiunge il 54% nel 2025, in lieve aumento, ma resta ancora distante dalla media europea, evidenziando un gap strutturale che continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema italiano. Un segnale positivo arriva dalla componente dirigenziale, dove la crescita dell’occupazione femminile è più sostenuta rispetto al resto del mercato del lavoro, pur in presenza di una sottorappresentazione complessiva.

L’Osservatorio individua nella Health & Care Economy uno dei principali motori di sviluppo futuro. L’Italia, tra i Paesi più longevi al mondo, vede una quota di popolazione over 65 prossima al 25% e un indice di vecchiaia superiore al 200%. Questo scenario implica un aumento strutturale della domanda di servizi sanitari e assistenziali, ma anche una crescita delle attività legate al benessere, allo sport e al tempo libero, grazie a una popolazione anziana sempre più attiva.

In questi ambiti, l’imprenditoria femminile parte da un posizionamento già forte, con incidenze che raggiungono il 60-70% nei servizi socio-assistenziali e livelli superiori alla media anche nelle attività ricreative. A ciò si aggiunge la spinta della digitalizzazione sanitaria, accelerata dagli investimenti del Pnrr, che favorisce lo sviluppo di nuovi modelli organizzativi e professionali, basati su competenze ibride tra sanità e tecnologia.

Resta tuttavia il tema del digital divide, soprattutto tra la popolazione anziana, che apre ulteriori spazi per servizi di accompagnamento e nuove figure professionali a forte componente relazionale.

 

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