Un recente sondaggio internazionale pubblicato da Forbes Us conferma il trend crescente delle imprese che puntano su politiche di Csr (Corporate Social Responsibility) e Esg (Environmental, Social, Governance). Secondo le proiezioni Istat, nel triennio 2023-2025 oltre il 66% delle imprese manifatturiere italiane intende attivare azioni di maggiore sostenibilità.
Un percorso celebrato a Milano in occasione degli 80 anni del Gruppo Lombardo di Ucid (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti), con un convegno che ha messo a confronto imprese e istituzioni alla presenza del Cardinal Angelo Bagnasco, dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, del presidente nazionale Gianluca Galletti e di Aldo Fumagalli.
Il convegno ha evidenziato come il futuro del business non possa prescindere dall’impatto sociale: il 76% dei dirigenti prevede di aumentare gli investimenti in Csr e Esg, trasformando la responsabilità sociale da funzione isolata a attività integrata nelle operazioni aziendali. Il report Cecp 2025 “Corporate Purpose: Driving Business Value” rileva che le imprese con obiettivi autentici e programmi di impatto sociale possono mirare a un aumento del fatturato superiore del 58%.
Durante l’incontro, Fumagalli ha sottolineato l’importanza di coniugare competenza, etica e visione, mentre Galletti ha ribadito il ruolo dell’imprenditore come guida consapevole e testimone credibile in un contesto segnato da trasformazioni tecnologiche, ambientali e sociali. L’arcivescovo Delpini ha evidenziato la necessità di tradurre concretamente i principi della dottrina sociale della Chiesa in pratiche aziendali sostenibili e orientate alle persone, mentre il Cardinal Bagnasco ha definito l’anniversario come un “segno di promessa di giovinezza in un contesto culturale che ha bisogno di valori spirituali alti”.
Secondo Fabio Storchi, presidente della sezione Ucid di Reggio Emilia, e Nino Apreda, presidente Ucid Napoli-Pozzuoli, l’iniziativa dimostra come i valori dell’Economia Civile, quali dignità della persona, solidarietà, sussidiarietà e giustizia sociale, possano diventare leve concrete di competitività e coesione sociale, rafforzando la centralità dell’impresa come bene comune, anche in contesti economici complessi e frammentati.
