Secondo un aggiornamento dell’Osservatorio sulle Imprese di Crif Ratings, basato su un campione di oltre 2,5 milioni di imprese e sui dati del sistema informativo creditizio Eurisc.
Parallelamente, il sistema produttivo mostra un aumento della rischiosità creditizia: a dicembre 2025 il tasso di default medio delle imprese si attesta al 3%, in crescita rispetto al 2,8% del semestre precedente. Per le Società di Capitali il tasso sale al 3,3%, mentre per le Ditte e Società di Persone si mantiene più stabile al 2,9%.
La crescita del credito nel 2025 è stata trainata in particolare dalle imprese di minori dimensioni: le Società di Capitali con fatturato inferiore a 5 milioni di euro hanno registrato un incremento delle erogazioni pari al +15,7%, evidenziando una maggiore dipendenza dal canale bancario tradizionale.
Sul fronte settoriale, il rapporto evidenzia una maggiore fragilità in comparti come Tessile e Abbigliamento, Costruzioni, Commercio al dettaglio e Trasporti e Logistica, che presentano livelli di default superiori alla media e dinamiche del credito più deboli.
In particolare, il settore Tessile e Abbigliamento registra un tasso di default in aumento dal 4,3% al 4,8% a fine 2025, accompagnato da una contrazione delle erogazioni. Anche Trasporti e Logistica evidenziano una rischiosità elevata, con un default al 4,8%, a fronte di una crescita del credito inferiore alla media nazionale.
Nel comparto Costruzioni, il tasso di default sale al 4,5%, mentre le erogazioni risultano in calo, segnando un ridimensionamento dopo le fasi di espansione legate agli incentivi straordinari degli anni precedenti. Il Commercio al dettaglio registra invece un default al 4,1%, in crescita e accompagnato da un calo della fiducia delle imprese.
Le prospettive per il 2026 indicano un ulteriore incremento della rischiosità. Nello scenario base, il tasso di default delle imprese potrebbe salire fino al 3,7%, mentre nello scenario più sfavorevole potrebbe raggiungere il 4,4%, in un contesto macroeconomico influenzato da instabilità geopolitica, pressioni inflattive e possibili tensioni sulle politiche monetarie.
Secondo Crif Ratings, il contesto internazionale risente in particolare delle tensioni geopolitiche e delle criticità sulle catene di approvvigionamento, con effetti sui costi energetici e delle materie prime. In assenza di una stabilizzazione dello scenario, si prevede un impatto negativo sulla crescita economica e sulla qualità del credito.
Il report evidenzia inoltre che la crescita del credito nel 2025 è stata sostenuta principalmente da mutui chirografari, prestiti e finanziamenti non ipotecari, con un incremento vicino al 20%, a supporto sia della liquidità sia degli investimenti produttivi.
Per il 2026 si attende una dinamica del credito più selettiva, con possibili effetti derivanti dall’evoluzione dei tassi di interesse e da un contesto finanziario più prudente da parte degli istituti bancari.
