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“Navigare nel mare di questa tempesta geopolitica è difficile” intervista a Federico Iadicicco

Imprenditore, presidente nazionale di Anpit-Azienda Italia e altre numerose cariche istituzionali, Federico Iadicicco è  attivo anche in campo culturale e ha una passione: la politica. Il 21 settembre a Roma presso il Museo dell’Ara Pacis, Federico Iadicicco ha presentato il suo ultimo libro “Delle Cose Nuove- oltre il globalismo ed il sovranismo”, edito da Historica. Presenti all’evento, moderato dal Vice Direttore di La7 Andrea Pancani, Maria Teresa Bellucci, Viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali; Luigi Bobba, Presidente Terzjus (Osservatorio di diritto del Terzo settore) e già Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Gian Carlo Blangiardo, docente di Statistica e già Presidente Istat insieme ad una platea di esponenti di alto livello, del settore imprenditoriale, istituzionale e giornalisti.

Durante l”evento di presentazione, ho avuto modo di approfondire  con Federico Iadicicco, il tema del suo libro.

Imprenditore, Presidente di Anpit, la politica è sempre la sua passione?

È una passione che non tramonta mai, soprattutto se cominci a seguirla e ad occupartene fin da giovanissimo come ho fatto io. Anche se attualmente mi sto occupando delle mie imprese e di rappresentanza datoriale rimane sempre alto il mio interesse. D’altronde, se non ci si occupa della politica…sarà la politica ad occuparsi di noi.

Il suo saggio “Delle cose nuove. Oltre il globalismo e il sovranismo” vuole essere un suggerimento a favore della ripartenza della politica occidentale?

Il libro nasce dall’idea di provare a condividere insieme agli attori economici, politici e sociali un’analisi di quello che è accaduto in questi ultimi trent’anni e di quali sono state le degenerazioni del nostro modello. Sarebbe già un buon punto di partenza condividere i presupposti di un fallimento economico e sociale del modello di sviluppo occidentale che sul tema della distribuzione della ricchezza e del contrasto alla povertà ha fatto emergere tutti i suoi limiti.

La difesa del welfare è fortemente evidenziata nel suo libro, ci dice qualcosa di più?

Purtroppo siamo usciti dalla crisi dei sistemi di welfare degli anni ’80 con una distruzione dei modelli di protezione sociale ai quali ha fatto da contraltare una destrutturazione dei corpi intermedi, ovvero quelle comunità che erano i luoghi naturali di tutela della persona. Ciò ha prodotto un effetto che è stato concausa della crescita nel mondo della povertà relativa. Il peggioramento della distribuzione della ricchezza ha portato un impoverimento del ceto medio che è la spina dorsale dell’Occidente. Ritengo che si debba ricostruire un modello di protezione sociale che tenga conto degli errori del passato e che faccia crescere il ruolo dei corpi intermedi, quelle che chiamo well communities, comunità capaci di offrire servizi di natura sociale alle persone.

Dalla pandemia alla guerra in Ucraina, occorre un’accelerazione verso una nuova costruzione europea. Come affronta questo tema nel suo libro?

Il tema dell’Europa è trattato trasversalmente nei vari interventi riportati nel libro perché investe diversi ambiti: geopolitico, geoeconomico ed istituzionale. C’è bisogno di una rilettura dei processi d’integrazione europea. Si può rinunciare a parte della sovranità nazionale solo in cambio di un aumento della sovranità popolare. È quindi necessaria una riforma in senso ‘laocratico’ delle Istituzioni europee, un maggiore coinvolgimento dei cittadini, l’elezione diretta del presidente della Commissione e un nuovo ruolo per la Bce.

Economia: che cosa riserva il futuro, nel breve-medio termine, alle pmi italiane?

Siamo da poco usciti dal disastro economico prodotto dalla pandemia e ci siamo ritrovati dentro una guerra che sta modificando gli equilibri e gli assetti economici anche all’interno dell’Ue. La crisi della Germania trascina con sé la crisi del nostro Nordest produttivo, a cui vanno aggiunti l’aumento dei costi delle materie prime e dei tassi d’interesse determinati dalle politiche sbagliate della Bce in risposta all’innalzamento dell’inflazione. Insomma, una serie di fattori che producono difficoltà strutturali per le imprese, maggiori per le Pmi rispetto ad aziende più grandi. Navigare nel mare di questa tempesta geopolitica è difficile, ma sono certo che gli imprenditori italiani se saranno capaci di reinventarsi, di rinnovare, fare rete e rimettere al centro la dimensione relazionale con i propri lavoratori potranno sicuramente competere e uscire a testa alta da questa grande depressione economica.

Le piacciono le azioni del Governo Meloni in tema economico?

Le grandi scelte economiche sono state in gran parte dettate dal ‘vincolo esterno’, che rende molto stretto lo spazio di manovra. L’intervento che mi convince di più è la riforma fiscale strutturale di cui il Paese ha bisogno. Una riforma che vada nella direzione dell’abolizione dell’Irap, dell’abbattimento dell’Ires e dell’accorpamento graduale degli scaglioni e riduzione delle aliquote Irpef. Già dalla prossima legge di bilancio vedremo i primi interventi e potremo fare le nostre prime valutazioni.

Adriana Caccia

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