Le entrate accertate raggiungono i 13,001 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 12,440 miliardi dell’anno precedente, mentre le spese impegnate salgono a 10,323 miliardi, dai 9,371 miliardi del 2023. A sostenere il lato delle entrate è in particolare la crescita dei contributi, che si attestano a 9,798 miliardi, superando sia le previsioni iniziali (9,518 miliardi) sia il consuntivo dell’anno precedente (9,386,7 milioni).
Sul fronte dei controlli, la relazione segnala un calo dell’attività ispettiva: nel 2024 sono state ispezionate 7.735 aziende, in diminuzione dell’11,49% rispetto alle 8.739 del 2023. Rimane inoltre contenuto il rapporto tra imprese controllate e quelle complessivamente in portafoglio, sceso dallo 0,27% allo 0,24%.
Un capitolo rilevante riguarda gli incentivi Isi, destinati al sostegno delle imprese per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro. Le risorse, ripartite su base regionale, sono assegnate in funzione del numero di lavoratori e dell’indice di gravità degli infortuni. Tuttavia, la Corte evidenzia criticità nell’effettivo utilizzo dei fondi: tra il 2019 e il 2024, a fronte di 1,99 miliardi di euro impegnati, risultano liquidati solo 270,7 milioni, pari al 13,59%. Un dato che segnala la complessità delle procedure di accesso e rendicontazione, nonostante l’elevato fabbisogno di investimenti in sicurezza.
Tra i temi più delicati figura anche la questione dei residui attivi legati ai trasferimenti statali per la copertura del disavanzo della gestione agricola nei primi anni Duemila. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, interpellato dalla Corte, ha comunicato l’assenza di ulteriori disponibilità finanziarie per l’estinzione del debito, pari a 2,08 miliardi di euro.
Resta aperta la questione contabile relativa alla possibile cancellazione di tali residui dai bilanci dell’Istituto, su cui si attende ancora un parere del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
