La svolta impressa dai dazi statunitensi ha accelerato la firma di nuovi accordi commerciali strategici. In questo quadro si inserisce l’intesa di libero scambio tra Ue e India. L’obiettivo è diversificare i mercati di sbocco in un contesto globale sempre più frammentato e incerto.
Per l’agroalimentare europeo, e in particolare per il food & beverage italiano, l’accordo con Nuova Delhi rappresenta una riduzione significativa delle barriere tariffarie e non tariffarie.
I dazi sul vino passeranno dal 150% al 75% all’entrata in vigore dell’accordo, per poi scendere progressivamente fino al 20%, mentre quelli sull’olio d’oliva (attualmente al 45%) saranno azzerati entro cinque anni. Restano invece esclusi dalla liberalizzazione i prodotti agricoli più sensibili per l’UE, come carne bovina, zucchero, riso, pollame, latte in polvere e grano tenero.
Le opportunità per le imprese italiane sono potenzialmente elevate, sebbene da leggere in una prospettiva di medio-lungo periodo. L’India, pur essendo uno dei Paesi più popolosi al mondo, presenta una forte concentrazione della ricchezza: l’1% della popolazione detiene circa il 40% del patrimonio nazionale. Tuttavia, esiste una classe benestante in rapida espansione – oltre 60 milioni di persone con redditi annui superiori ai 40.000 euro – che rappresenta il target ideale per i prodotti Made in Italy e che potrebbe raddoppiare nei prossimi anni.
Oggi lo scambio agroalimentare tra Italia e India è sbilanciato a favore di Nuova Delhi, con un saldo negativo per l’Italia di oltre 450 milioni di euro.
Importiamo soprattutto caffè, tè, spezie, riso e prodotti ittici, mentre il nostro export agroalimentare resta limitato: 142 milioni di euro nel 2024, seppur in crescita (+7% nel periodo gennaio-novembre 2025). Le esportazioni italiane sono concentrate su cioccolato, caffè, frutta e piante, che rappresentano il 63% del totale, mentre vino e olio d’oliva pesano solo per il 5%, penalizzati finora dagli elevati dazi.
Il mercato indiano delle importazioni agroalimentari, pari a oltre 33 miliardi di euro, è oggi dominato da grandi fornitori di commodity agricole come Brasile, Argentina, Indonesia e Stati Uniti. Tuttavia, con l’aumento del reddito e del benessere, cresce anche la domanda di prodotti trasformati e di qualità, aprendo nuove prospettive per il food & beverage italiano, chiamato a cogliere un’opportunità strategica in uno dei mercati più promettenti del prossimo decennio.
