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L’India, secondo alcuni studi, potrebbe diventare una nuova potenza mondiale nei prossimi decenni per diversi motivi. Nel 2021, è stata la terza economia più grande in termini di PIL (Prodotto Interno Lordo) a parità di potere di acquisto, superata solo da Cina e Stati Uniti, secondo l’analisi di Giacomo Calef, Country manager di NS Partners.

L’India è anche una delle economie in più rapida crescita, con tassi di crescita del PIL annuale che hanno superato il 7% negli ultimi anni, e ha una forza lavoro giovane, con circa il 65% della popolazione che ha meno di 35 anni. L’India è destinata a diventare il Paese più popoloso al mondo ad aprile 2023 quando si prevede che supererà 1,5 miliardi di abitanti.

Anche il mercato azionario indiano risulta essere molto interessante. L’indice Nifty 50, l’indice azionario di riferimento della National Stock Exchange of India (NSE), ha chiuso il 2022 con un valore di circa 18.200 punti. Per avere un’idea della sua forte crescita nel tempo, si pensi che nel 2000 l’indice aveva un valore di 1.500 e nel 2010 il valore era di 3.000 punti. L’indice è costituito dalle 50 società più importanti quotate in borsa a Mumbai; tra queste si ricordano ad esempio Tata Consultancy Services (una delle più grandi società di servizi informatici dell’India e del mondo in questo settore), Reliance Industries (società di energia e materie prime) e HDFC Bank (una delle più grandi banche dell’India e tra le 15 banche al mondo più grandi per capitalizzazione di mercato). Dal punto di vista del mercato delle obbligazioni governative, il rendimento dei titoli indiani a 10 anni si è attestato tra il 7% e il 7,60% tra aprile 2022 e gennaio 2023, raggiungendo livelli che si erano visti anche nel 2016, 2018 e 2019. Come per la maggior parte delle economie “emergenti”, il rendimento dei Titoli di Stato indiani può sembrare appetibile, ma bisogna tenere a mente il rischio di cambio e molti altri fattori. Infatti la valuta nazionale dell’India, la Rupia indiana (INR), una delle valute emergenti più importanti al mondo (rappresenta circa il 2% del commercio globale) è una delle valute più volatili al mondo. La rupia indiana si è costantemente svalutata rispetto al dollaro, perdendo più della metà del suo valore dal 2007 a inizio 2023 (e circa il 40% rispetto all’euro). Sicuramente non si può trascurare anche il fatto che l’India abbia destinato nel 2022 solo il 3,70% del suo Prodotto Interno Lordo alla spesa per l’istruzione, una percentuale molto inferiore a quella di molti altri Paesi. Inoltre secondo alcuni analisti l’India ha anche una delle percentuali più basse di spesa per la salute in rapporto al PIL tra i paesi OCSE. In conclusione, l’India in futuro potrebbe rivelarsi come uno dei Paesi più promettenti a livello economico; non bisogna però trascurarne i molteplici rischi.

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