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Industria del mobile: volatilità globale e criticità per i mercati esteri

Analisi dell’Osservatorio Imprese di Crif, la rischiosità creditizia mostra un lieve incremento ma resta sotto controllo, con un tasso di default pari al 3,2%, inferiore alla media nazionale del 3,4%, mentre gli importi erogati alle imprese crescono del 13,8% nei primi nove mesi dell’anno, in linea con il dato complessivo del Paese.

A incidere sull’andamento del comparto è soprattutto lo scenario internazionale, caratterizzato da instabilità geopolitica, tensioni commerciali e nuove barriere tariffarie, tra cui i dazi introdotti durante l’amministrazione di Donald Trump sull’export europeo, che hanno penalizzato in particolare il mercato statunitense, storicamente strategico per il mobile italiano; tuttavia, la flessione registrata negli Stati Uniti è stata compensata dalla crescita in altre aree geografiche, confermando la capacità delle imprese di diversificare i mercati di sbocco, pur in un contesto globale reso più incerto anche dalle tensioni in Medio Oriente e dai possibili effetti sulle catene di approvvigionamento.

Sul fronte interno, il settore ha beneficiato del contributo del mercato domestico, sebbene in un quadro meno favorevole rispetto agli anni precedenti a causa della riduzione degli incentivi, che ha frenato la domanda retail, bilanciata però dalla crescita del segmento non retail; allo stesso tempo, aumenta la pressione competitiva, soprattutto da parte dei produttori cinesi, particolarmente incisiva nel segmento mass market e nelle dinamiche di prezzo.

L’analisi dei bilanci 2024 conferma un profilo finanziario complessivamente solido: la leva finanziaria del settore si attesta a 2,4x, su livelli migliori rispetto alla mediana nazionale (2,9x) e in miglioramento rispetto al 2023, mentre la liquidità rimane soddisfacente intorno al 110%, seppur in lieve calo; più debole, ma comunque sostenibile, la copertura degli oneri finanziari, pari a 9x rispetto ai 12x medi nazionali.

Il comparto conta circa 18.000 imprese, con una forte concentrazione nel Nord Italia (58%), in particolare in Lombardia (21%) e Veneto (16%), e una struttura articolata tra società di capitali (40%), società di persone (21%) e ditte individuali (39%); elemento distintivo resta l’elevata vocazione internazionale, con circa il 34% delle aziende caratterizzate da un alto livello di internazionalizzazione, contro appena il 4% della media nazionale, a conferma del ruolo centrale dell’export come leva strategica per la crescita e la valorizzazione del prodotto ad alto valore aggiunto.

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