I dati sono stati presentati a Milano in occasione dell’Assemblea annuale dei soci Avr, l’Associazione italiana costruttori valvole e rubinetteria federata ad Anima Confindustria, alla presenza del presidente Sandro Bonomi e di 12 associazioni internazionali del comparto, provenienti da Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia e Regno Unito.
Il primo semestre 2025 ha confermato il trend positivo, con un +4,6% dell’export e un fatturato estero superiore ai 3 miliardi di euro. Gli Stati Uniti tornano a essere il primo mercato di destinazione (11,3% dell’export totale, pari a 343,4 milioni di euro, +19,4%), seguiti da Germania (8,9%, +1,9%) e Arabia Saudita (8,9%, +13,3%). In calo la Cina (-4,4%), che rappresenta il 6,1% delle vendite estere.
Secondo l’analisi elaborata da Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, il codice Ateco “Altri rubinetti e valvole” si colloca all’ottavo posto tra i primi dieci prodotti italiani per saldo commerciale nel 2024, con un valore di 5,3 miliardi di euro, superando comparti come la farmaceutica di base e i componenti per autoveicoli.
Un’eccellenza industriale che guarda al futuro
Con 500 imprese e 30.000 addetti, l’Italia è oggi il secondo produttore europeo dopo la Germania e tra i sei principali player mondiali, insieme a Corea del Sud, Giappone, Cina, Stati Uniti e Germania. Le valvole e i rubinetti italiani trovano applicazione in energia, infrastrutture, industria e uso domestico, consolidando una filiera ad alto contenuto tecnologico e fortemente export-oriented.
Nel corso dell’assemblea, le associazioni internazionali del settore hanno condiviso il “Milano White Paper”, documento strategico su idrogeno, nucleare ed energia, che definisce linee comuni di sviluppo sostenibile e innovazione per il comparto a livello globale.
Opportunità e rischi per il 2026
Tra i segnali positivi, l’accordo commerciale tra Ue e Paesi del Mercosur apre nuovi spazi di crescita, prevedendo la progressiva eliminazione dei dazi su oltre il 90% dei prodotti industriali. Una prospettiva che potrebbe rafforzare la presenza italiana in Sud America — in particolare in Brasile e Argentina — e ridurre la dipendenza da mercati soggetti a tensioni tariffarie.
Ma il futuro presenta anche rischi significativi: i dazi verso gli Stati Uniti, primo mercato del settore, rappresentano una delle principali preoccupazioni per il 2026, insieme al carico burocratico e doganale, alla carenza di personale tecnico qualificato, alla svalutazione del dollaro, al rialzo del prezzo del rame e ai costi energetici, tuttora tra i più alti in Europa.
«Il nostro settore continua a crescere, ma la competitività delle imprese è minacciata da fattori esterni che rischiano di penalizzare l’industria italiana», ha dichiarato Sandro Bonomi, presidente Avr. «Occorrono politiche industriali stabili, semplificazione amministrativa e un piano energetico che consenta alle nostre aziende di competere ad armi pari con i partner europei e internazionali».
