L’industria manifatturiera italiana si prepara a chiudere il 2026 in sostanziale stabilità, nonostante le tensioni geopolitiche e il nuovo aumento dei costi energetici legato al conflitto in Medio Oriente. È quanto emerge dal nuovo rapporto sui settori industriali realizzato da Intesa Sanpaolo e Prometeia.
Secondo lo studio di Intesa Sanpaolo presentato insieme a Prometeia il fatturato del manifatturiero crescerà appena dello 0,2% a prezzi costanti, mentre a valori correnti salirà del 3,8%, arrivando a circa 1.168 miliardi di euro. A sostenere il sistema produttivo saranno soprattutto gli investimenti in beni strumentali, infrastrutture e innovazione, favoriti dagli incentivi fiscali e dalla fase finale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Restano però forti le incognite internazionali. Le tensioni sul fronte energetico, le difficoltà logistiche e il rallentamento della domanda mondiale stanno frenando export e consumi. In particolare, la crisi in Medio Oriente e il rischio legato allo stretto di Hormuz continuano ad alimentare instabilità sui mercati.
Tra i comparti più dinamici spiccano Elettrotecnica, Meccanica ed Elettronica, trainati dalla transizione digitale ed energetica, mentre nel medio periodo sarà la Farmaceutica il settore con le prospettive di crescita migliori.
Secondo il rapporto, nei prossimi anni sarà decisiva la capacità delle imprese italiane di continuare a esportare, innovare e investire in sostenibilità ed efficienza energetica per difendersi dalla concorrenza internazionale, soprattutto asiatica.
Lo scenario resta comunque fragile: se le tensioni in Medio Oriente dovessero protrarsi a lungo, con una chiusura prolungata dello stretto di Hormuz, il manifatturiero potrebbe avere un forte impatto negativo su produzione, margini e redditività delle imprese.
