Prosegue la fase di rallentamento dell’inflazione in Italia. A novembre, secondo le stime preliminari dell’Istat, la dinamica tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca) è scesa all’1,1%, dal +1,3% di ottobre. Il dato resta nettamente inferiore alla media dell’area euro (+2,2%) e ai livelli di Germania (+2,6%) e Spagna (+3,1%), mentre tra i principali partner solo la Francia mostra una dinamica più contenuta (+0,8%). L’inflazione acquisita per il 2025 si attesta così all’1,6%, mezzo punto sotto la media dell’Eurozona.
Parallelamente, l’indice dei prezzi al consumo Nic conferma a novembre una crescita dell’1,2%, il valore più basso registrato dall’inizio del 2025. La moderazione dei prezzi è alimentata sia dal rallentamento dei costi di produzione nazionali sia dalla riduzione dei prezzi dei prodotti importati. In particolare, i beni energetici confermano una marcata flessione (−4,2%, dopo −4,4% a ottobre), mentre rallenta la crescita dei servizi (2,2% da 2,6%) e, in misura più lieve, dei beni alimentari (2,2% da 2,3%).
I prezzi dei prodotti importati dall’industria mostrano anch’essi un ridimensionamento: a settembre si registra una variazione congiunturale negativa dello 0,2%, dopo il −0,6% di agosto, con un calo tendenziale del 2,5%, livello più basso da novembre 2021.
Attese di inflazione in lieve rialzo tra i consumatori
Nonostante la fase di rallentamento dei prezzi, a novembre cresce la quota di consumatori che si attende un aumento dell’inflazione nei successivi 12 mesi: 43%, rispetto al 40,5% di ottobre. Diminuisce invece la quota di chi prevede una riduzione dei prezzi (41,5% contro 42%).
Tra le imprese, prevale l’idea di stabilità dei listini: nei prossimi tre mesi l’intenzione di mantenere invariati i prezzi riguarda l’85,7% delle aziende manifatturiere, il 91,6% delle imprese delle costruzioni, l’87,7% dei servizi e l’83,5% del commercio. Il saldo tra attese di rialzo e ribasso aumenta nel manifatturiero e nei servizi, mentre si riduce nel settore delle costruzioni e nel commercio.
Prospettive: rallentamento ancora nel 2026
La crescita dell’indicatore Ipca-Nei – che misura i prezzi al consumo al netto dei beni energetici importati – dovrebbe mantenersi intorno al 2% nel 2025, in linea con le precedenti valutazioni. Una dinamica dell’indice Ipca più contenuta e una riduzione degli energetici importati meno accentuata del previsto potrebbero tuttavia comportare una lieve revisione al ribasso dell’indicatore.
Guardando al 2026, il quadro resta improntato alla prudenza. La moderata evoluzione dei prezzi delle materie prime internazionali e la crescita contenuta della domanda interna dovrebbero portare a un ulteriore, seppur attenuato, rallentamento dell’inflazione. Il deflatore dei consumi delle famiglie è atteso scendere dall’1,7% nel 2025 all’1,4% nel 2026, mentre il deflatore del Pil dovrebbe crescere del 2% nel 2025 e dell’1,8% l’anno successivo.
